PROFILI

GIULIO SPINI

(La Base in Valtellina)

Riduzione liberamente tratta dal libro

Giulio Spini Un’ instancabile umanistica passione

Autori vari - a cura dell’Istituto Sondriese per la Storia della Resistenza dell’età contemporanea ISSREC

Personalità poliedrica, Giulio Spini, classe 1921, morbegnese, è stato oltre che partigiano e politico un vulcanico trascinatore e scontroso polemista; rigoroso e inflessibile nelle scelte e nei principi, esempio e guida per le generazioni politiche valtellinesi, soprattutto per quelle attente ai fermenti popolari che provenivano dalla sinistra del partito della DC.
L’illustrazione di ognuno di questi aspetti della sua personalità meriterebbe interi capitoli. Si incomincia dal partigiano Vezio che entra nelle file della resistenza garibaldina pur essendo di idee cattoliche e poi è tra i fondatori della locale Democrazia Cristiana.
Poi il politico, che gestisce la nascita della DC in provincia di Sondrio, l’adesione al dossettismo, l’impegno a fianco di Vanoni, l’incontro con la sinistra di Base.
L’amministratore. Sindaco di Morbegno, dal 1964 al 1975, entra nell’assemblea e nel consiglio direttivo del Consorzio BIM (bacino imbrifero montano) nel ‘77 e per un quadriennio è presidente della Comunità montana della Valtellina. Il giornalista. E’ direttore ripetute volte del Corriere della Valtellina nel ‘ 51 nel ‘ 66 e nell’ 83. Esercita la sua funzione con grande preparazione ed autorevolezza nonché una spiccata verve polemica.
Si rivolge in particolare contro quello che era considerato il principale pericolo per la democrazia, il comunismo, a cominciare dall’impostazione impressa alla Resistenza.

“La resistenza comunista italiana non fu che una propaggine della grande strategia imperialista dei russi verso l’occidente, dalla quale le istanze angosciose del popolo erano assenti..”.
Nella campagna elettorale del ‘ 48 il principale bersaglio di Spini non poté essere che il fronte popolare ed egli mise argutamente in evidenza che è ladro chi tiene la scala (il Partito Socialista) come chi entra a rubare (il Partito Comunista).E più tardi ,a proposito di Luigi Longo: il maresciallo Longo dice alla libertà: te lo dirò io quando sarà ora di ucciderti”.
Storico .Tra le molte pubblicazioni ,nello scritto I secoli della Valtellina ,ricorda che la Valtellina e la Valchiavenna sono state votate, dalle loro posizioni e dai loro valichi, a fare da corridoio e da tunnel ,di non primaria importanza, nella prospettiva dell’arco alpino all’andirivieni effettivo o virtuale di eserciti dell’Europa centrale o delle regioni orientali d’Italia. “Ma le sue analisi spaziano dal periodo romano, al medioevo ,alla repubblica cisalpina ,al regno d’ Italia ,al movimento cattolico fino al periodo fascista.
Compie studi su molteplici tematiche come il conflitto religioso tra cattolici e protestanti, le elazioni con i confinanti Grigioni, problemi economici fine settecento e flussi migratori, le figure eccellenti del territorio.
Il partigiano Vezio
L’educazione religiosa cattolica lo porta al rifiuto della guerra. Fu una scelta sofferta la necessità di imbracciare le armi. Il contatto col mondo garibaldino comunista, con cui visse concretamente l’esperienza partigiana, gli dà modo di confrontarsi con un modello lontano dalla sua formazione, aiutandolo a delineare con chiarezza un progetto politico in cui la giustizia sociale potesse coniugarsi con la libertà. Il suo comandante, Dioniso Gambaruto, il leggendario Nicola, si definiva cattolico e comunista.
Il 27 luglio del 43 la notizia della caduta del fascismo lo vede militare a Napoli e dopo l’8 settembre ‘ 43 ritorna in Valtellina. Nell’aprile ’44 per non rispondere alla chiamata della RSI, si rifugia in montagna con la brigata garibaldina di Nicola, al comando della Matteotti, in una località isolata presso Campo Tartano. Dopo la battaglia di Mello, Giulio, che vi aveva partecipato febbricitante, viene promosso ufficiale addetto al comando di divisione.
Ma la tattica dura e intransigente di Nicola aveva portato le popolazioni al disamore verso i garibaldini e Giulio aveva assunto un atteggiamento critico nei confronti del suo superiore, pur continuando ad ammirarne le doti di comando. Ormai il conflitto interno alla 1° divisione Garibaldi era insanabile e Spini ritiene necessario ed inevitabile la formazione di una divisione autonoma.
Nel gennaio ’45 con l’aiuto di don Giovanni Folci mette piede a Campo Tartano, e in una baracca della centrale organizza una specie di tipografia con un ciclostile. Uscirà un foglio clandestino per le popolazioni della valle che hanno forti radici cattoliche, dal titolo RINASCITA organo clandestino della Democrazia Cristiana, anche se il sacerdote aveva suggerito di pazientare e attendere la piena adesione dei rappresentanti locali del partito. I temi fondamentali sono la libertà religiosa, il decentramento amministrativo, la riorganizzazione della scuola, la politica sociale (economica e finanziaria) ed il nuovo assetto istituzionale, la politica internazionale.
Sui incarico del CLN provinciale costituisce le squadre SAP a Tartano e comuni vicini e come fiduciario del CLN riferirà al comando militare del CVL di Sondrio.
Nonostante gli sforzi fatti dagli alti comandi per tenere unite le forze contro il nazifascismo, sono aspri gli scontri tra le brigate di diverso colore politico, tanto che l’amico Sisto scrive a Vezio di “essere deluso, nauseato, sfiduciato di restare in un simile letamaio.”
Il 26 aprile avviene la liberazione di Morbegno e poi di tutta la valle.
Il 12 giugno il patriota Giulio Spini, ufficiale di divisione della II Divisione Valtellina consegna al centro di raccolta patrioti di Sondrio la sua pistola. Un documento del comandante della zona Ettore Mascheroni dichiara la partecipazione del patriota Vezio, Giulio Spini, dal7 settembre 44 al 25 maggio ’45 alla sua formazione.
E’ finita la lotta armata, ora inizia il tempo della Liberazione, già con qualche amarezza, visto il comportamento di noti fascisti che improvvisamente riescono ad ottenere benemerenze partigiane.
Sul “Corriere della Valtellina” del 24 aprile 1965 scrive riflessioni sulla Resistenza dopo 20 anni , in cui afferma che la Resistenza come fenomeno politico fu l’espressione più unitaria del nostro Paese nella storia moderna.
Il politico
Nel dicembre del 1944, l’avv. Angelo Schena tra i fondatori ed ultimo segretario del PPI, sciolto nel 1926 dopo le leggi fasciste, era stato in contatto con un giovane universitario morbegnese, Sisto Zecca già in relazione col CLN di Sondrio anche per conto di altri due giovani cattolici, che volevano costituirsi in comitato promotore del Partito Democristiano. Gli altri due erano Arcangela Fanchi ,Ala, collegata alle formazioni garibaldine, e Giulio Spini, Vezio. Partecipa alla prima assemblea dei gruppi giovanili DC che si tiene a Roma dal 12 al 15 giugno 1945, presieduta da Giuseppe Dossetti.
Nel dicembre 45 i primi segretari di sezione eleggono segretario provinciale Michele Melazzini .Spini fa una ampio resoconto del congresso sul Corriere della Valtellina e polemizza con l’ADDA ,organo ufficiale del PCI.
Al Consiglio Nazionale del partito in dicembre 1946 Giuseppe Dossetti e Giuseppe Lazzati presentano una mozione di sfiducia verso De Gasperi, accusato di mancanza di iniziativa e di traccheggiare in mediazioni senza prospettive. E’ la prima volta che la nuova generazione si esprime politicamente contro la guida degli ex Popolari. Prende sempre più piede il dossettismo, come coscienza della propria autonomia da parte della nuova generazione democristiana che esprimeva valori radicalmente diversi rispetto a quelli del PPI. Se questo era stato condizionato e determinato dal mondo liberal-democratico entro cui si era realizzato, la nuova generazione era maturata nella lotta delle grandi masse contro il fascismo e aveva l’impronta di valori politici nuovi.
Il 15 maggio 1947 Spini è eletto segretario provinciale.
Nello stesso agosto, De Gasperi, tornato da un viaggio in America, apre la crisi con la fine del governo resistenziale (DC ,PCI,PSI).E’ l’anno in cui inizia la pubblicazione di Cronache Sociali, rivista fondata da Dossetti, Lazzati e Fanfani con lo scopo di orientare il mondo cattolico verso una riforma politica e sociale nel senso dell’uguaglianza e della partecipazione: l’accordo della DC con le sinistre è il fondamento di una Stato a base popolare per garantire il carattere democratico delle istituzioni.
Questa prospettiva, derivante dal pensiero di Jaques Maritain, l’ideologo della sinistra cattolica, induceva i dossettiani alla polemica e al dialogo coi comunisti. Alla polemica in quanto il Comunismo esprimeva una metafisica errata e al dialogo in quanto il Comunismo rappresenta forze sociali e intuizione storiche decisive per il superamento dell’assetto borghese.
Infatti Maritain affermava che i comunisti non sono il Comunismo e che essi hanno altamente meritato per il sangue versato per la Liberazione comune: ciò comporta che si accetti francamente la collaborazione coi comunisti e la loro partecipazione al compito comune, conservando tuttavia una completa autonomia nei loro riguardi.
Nel novembre ’47 partecipa al Congresso di Napoli e ne dedica ampia notizia sul Corriere della Valtellina.
Eletto segretario provinciale nel ’47, viene rieletto nel ’48 , nel ’49 e nel ‘ 51 .
La sua segreteria si affianca al periodo più ricco e denso di attività del ministro Vanoni, col quale ha rapporti molto stretti e dialettici. Nel 48 Vanoni, diventato ministro delle finanze, lo invita nella sua segreteria dichiarando” l’ammirazione e l’affetto che ho per te …per le tue doti di intelligenza e di carattere...” Spini non accetta la lusinghiera offerta del ministro Vanoni perché si sente in dovere di proseguire nel suo ambiente la sua battaglia ed il suo arduo percorso politico.
Il 2 giungo’ 49 Spini è delegato al congresso di Venezia, dove un largo movimento di idee fomenta uno scontro dialettico trasformando in coscienza politica sotto l’azione di un cristianesimo, attivo, impaziente le aspirazioni contenute nelle proposte di Dossetti.
Era nata idealmente la corrente dossettiana, alla quale Giulio Spini si era già iscritto idealmente da tempo. Dopo un convegno dei segretari provinciali a Roma nel maggio ’50, Dossetti scrive a Spini che” ho apprezzato quanto tu hai detto e certe acute considerazioni sul tono e lo spirito della nostra azione nei settori di più immediata risonanza sociale”.
E nell’agosto del 1951, dopo le dimissioni da vicesegretario nazionale DC gli dice:” .. posso constatare ancor meglio come la tua azione, pur in un ambiente tra i più difficili si distingua per profondità di convinzione e per un tono morale che purtroppo non sono molto frequenti”.
Alle elezioni politiche del 1953 Spini avrebbe dovuto essere candidato. Ma era un periodo di disorientamento interno, si stava giocando tutto sulla legge elettorale, era in carica un governo definito da De Gasperi un “governo amico”, c’era un rigurgito delle destre .. e molti esponenti che avevano fatto la Resistenza furono depennati dalle liste provinciali per mano delle Direzione Nazionale. Per la provincia a Spini si preferì Melloni, più moderato, ma che due anni dopo sarebbe stato espulso dal partito e passato al PCI (e poi diventato corsivista dell’Unità con lo pseudonimo di Fortebraccio).
Spini fa parte del Comitato provinciale del partito di Sondrio dalla fine degli anni 50 : intensa e familiare è la sua consuetudine con l’economista Pasquale Saraceno ,morbegnese di nascita, mentre sistematica è quella con Vanoni con cui ha intensi scambi di corrispondenze e a livello locale è impegnato su molti fronti.
Collabora al dibattito politico culturale con la rivista fondata da Melloni e Bartesaghi nel ’55 “Il Dibattito Politico”, che voleva essere un laboratorio di promozione del dialogo tra il mondo cattolico e quello comunista socialista, nonché a “Politica Sociale” dell’area gronchiana .E’ feconda la frequentazione con gli esponenti del gruppo politico della Base. E’ Mattei che porta Vanoni in contatto con gli uomini più rappresentativi della Base.
La crisi del centrismo coincide con la nascita della corrente di Base e con la rinnovata forza con la quale vengono riprese nel corso degli anni ’50 le tesi di Dossetti. Il patrimonio culturale a cui si rifà la corrente comprende De Gasperi, Dossetti, Maritain ma anche Rosmini, Murri, Mazzolari, il primo Sturzo, Lazzati, La Pira fino a Gramsci e Gobetti. La Base, al di là dall’essere una corrente di partito ha coltivato soprattutto dal 1953 al 1958 il proposito e l’ambizione di costituire un laboratorio di idee nella DC, dove dar consistenza alle ragioni della coscienza cattolica e a quelle della prassi politica.
E così Via Brera a Milano diventa il punto di riferimento dove ogni lunedì si trovano tutti quelli che vogliono discutere di politica locale o nazionale.
Luigi Granelli, leader intellettuale parlamentare e poi ministro incontra Spini già in agosto del 1956 e gli chiede di collaborare alle numerose pubblicazioni che la Base sta attivando. Feconda è la consonanza di idee soprattutto con Granelli, Galloni, Bassetti. Scrive saggi sulla rivista “Quaderni di dibattito politico” fondata da Bassetti, di cui diventa direttore politico tra il 1968 ed il 1973; con Sergio Mariani scrive su “Esperienze Amministrative” e con Granelli sul “Il Domani d’Italia” che nel titolo si rifà al glorioso giornale fondato nel 1901 da Romolo Murri.
Con il congresso provinciale del 1966, dopo la prematura morte del segretario Giovanni Del Curto, Spini torna dopo 13 anni nella direzione del Partito e nella direzione politica del “Corriere della Valtellina”.
Il giornale dedica ampio spazio alla rivoluzione del Concilio Vaticano secondo, alle tesi della Gaudium et Spes, agli interventi di Pasquale Saraceno, Davide Maria Turoldo, Raniero La Valle, Marco Gozzini, Nazzareno Fabretti e quindi alla nuova enciclica di Paolo VI Populorum Progessio ed interloquisce col padre tiranese Camillo De Piaz.
Al primo congresso regionale del giugno 1969 Spini è tra i primi presentatori della lista in vista delle elezioni regionali.
Al congresso provinciale di Sondrio del 1969 il gruppo della sinistra chiede la segretaria per Spini, una segreteria di minoranza a garanzia di collaborazione ed equilibrio. La candidatura non riesce e Spini commenta: “tramontato nel 68 il centro sinistra (ma non tutti i tramonti sono brevi) ora è tenuto sotto la tenda ad ossigeno e curato assiduamente da coloro che sono stati i suoi più tenaci avversari”.
Al primo congresso regionale del giugno 1969 Spini è tra i presentatori della lista in vista delle elezioni regionali che portano proprio Bassetti alla presidenza della Lombardia.
Nel 1970 la Regione muove i primi passi ed organizza a Sondrio un corso sulle sue funzioni, cui partecipano 60 amministratori. Presente Bassetti, Spini svolge la relazione sul rapporto con gli enti locali. Nel successivo congresso provinciale del 1972 la lista popolare di Spini ottiene 10 seggi su 30 contro la maggioranza di Oberti, Tarabini, Valsecchi che è stata chiamata centrista ma che oggettivamente è una posizione inclinata a destra.
Per le elezioni del 1976 la segretaria provinciale propone all’unanimità le candidature di Eugenio Tarabini per il Senato, Paolo Moro e Giulio Spini per la Camera. Ma la stampa locale conservatrice attacca la DC ed in modo particolare Spini. Spini sarà il primo dei non eletti.
Dalla metà del 1983 Spini riprende la sua terza direzione politica del Corriere della Valtellina. In questa fase dispiega tutta la sua conoscenza dei problemi della Valle, culturali, storici, artistici, sociali, economici. Molto intensi i ritratti politici che dedica a personalità del partito, non in forma celebrativa, ma per comunicare il senso delle loro azioni: Vanoni, Melazzini, Del Curto, Valsecchi, Melloni, Bartesaghi, Mariani, Della Briotta, Benetti, Schena, Chirelli…
Sostiene con la sua partecipazione e presenza la segreteria di Giacomo Tognini, ultimo segretario della DC e primo segretario del PPI.
E’ stato profeta amatissimo di idee, di forza e di impegno, nella sua attitudine di essere guida e voce degli strati popolari che lo hanno avuto un protagonista del confronto e del dialogo dentro il suo partito e fuori nella seconda metà del ‘900.
Gran parte del suo pensiero e delle battaglie da lui condotte si erano realizzate sia per l’impegno di chi aveva lottato, sia per necessità storica, matrice di cambiamento.