PROFILI

VITTORIO SORA

rivolta vittorio

VITTORIO SORA

Vittorio Sora nasce a Quinzano d’Oglio il 13 aprile 1935.
Studia a Brescia e si laurea a Milano in Economia e Commercio alla Bocconi; lavora presso l’ufficio studi della Camera di Commercio.
Si iscrive alla Democrazia Cristiana e dal 1954 al 1958 è dirigente nazionale del Movimento Giovanile. Dal 1957 viene eletto al Consiglio Nazionale della DC, come esponente della Base. Nel 1965 si trasferisce a Brescia dove viene eletto consigliere provinciale. Diventa vicesegretario regionale DC dal 1963 al 1967.
E’ consigliere della Regione Lombardia per quattro legislature: in questo nuovo ente locale, due volte svolge ruolo di assessore, Dal 1970 al 1975 sotto la presidenza di Piero Bassetti è assessore all’industria, dal 1980 al 1985 è assessore al bilancio.
È attivo nella promozione culturale, ambientale e storica della sua terra. È relatore della legge istitutiva del Parco dell’Oglio. E’ presidente dell'Associazione degli Amici, della Fondazione Civiltà Bresciana, della Bassa e del Parco dell’Oglio.
Nel 1990 viene eletto sindaco di Quinzano d’Oglio. In questi anni è presidente dell'ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) della Lombardia.
Nel 1994, dopo lo scioglimento della Democrazia Cristiana aderisce al nuovo Partito Popolare Italiano di Mino Martinazzoli. Muore il 30 luglio 1996 a San Paolo in località Badiola tragicamente colpito da un malore mentre è al volante della sua auto.

LA SUA VITA

Amare il proprio paese è naturale.
Amarlo come lo ha amato Vittorio, però, non è da tutti.
Anche quando gli impegni lo portavano lontano, il legame con la sua terra e la sua casa dominava i suoi pensieri, forza di coesione insostituibile che non gli permetteva di separarsi dal luogo in cui era nato e in cui aveva vissuto i primi anni.
La sua casa, la casa che era dei Sora da generazioni, si è mantenuta come un punto di riferimento essenziale nella sua vita.
Vittorio si vantava di poter dormire nella stanza in cui era nato- il 13 aprile 1935; alla finestra di quella stanza si affacciava per contemplare il paese, per scoprire dei mutamenti – minimi in verità, perché la prospettiva si è conservata negli anni senza sostanziali modifiche : un affollarsi di tetti che si arrampicano fino al campanile della Pieve.
Quei tetti per lui hanno sempre avuto un nome capace di suscitare emozioni e ricordi.
Durante i duri anni della seconda guerra mondiale, anni di sofferenze e di paure, di freddo e di scarsità, Vittorio crebbe con il fratello e i genitori nella casa di Quinzano, che fu un rifugio sicuro e venne condivisa con altri. In questo paese della Bassa nacquero le prime amicizie, qui respirò gli odori della campagna e conobbe il rigoglio delle primavere.
Non conobbe invece il nonno paterno di cui portava il nome e il cui ricordo persisteva fortemente in famiglia, quel Vittorio Sora che era stato un significativo punto di riferimento in Quinzano negli anni in cui i cattolici iniziarono la loro partecipazione alla vita politica: nel 1909, prima ancora che don Sturzo fondasse il Partito Popolare, i futuri popolari di Quinzano avevano scelto, proprio al “focolare” dei Sora, Giovanni Maria Longinotti per contrastare i liberali alle elezioni politiche del 1909.
Patriarca austero e cattolico convinto, il nonno Vittorio aveva guidato con mano ferma la numerosa famiglia, avviando i figli alla carriera magistrale per farne, come diceva, un “vivaio di maestri”: desiderio, questo, che venne realizzato anche dopo la sua prematura morte, cosicché il piccolo Vittorio si era trovato con genitori, zii e zie tutti impegnati come maestri, dediti alla loro opera educativa con serietà e passione.
La loro presenza, il loro esempio avevano trasmesso a Vittorio un senso forte del dovere, avevano insegnato ad affrontare con determinazione le difficoltà e ad apprezzare la semplicità di vita e i valori umani più vivi.
Trasferito a Brescia nel primo dopoguerra per il tenace desiderio della mamma Clotilde, che voleva dare ai figli una solida istruzione, Vittorio aveva frequentato il Liceo Scientifico A. Calini (allora l’unico liceo scientifico pubblico esistente in città, con sole tre sezioni) e lì aveva maturato i suoi interessi, ampliandoli con studi e letture e allenando la sua capacità dialettica. Dai suoi insegnanti gli derivò quell’amore per la storia e per la filosofia che è ben testimoniato dai libri raccolti in tanti anni, letti, annotati e ancor oggi presenti nella sua biblioteca.
Negli anni fervidi dell’adolescenza la frequentazione del gruppo scout all’oratorio della Pace aveva lasciato un forte segno sul suo carattere e sulle sue aspirazioni, così come la spiritualità dei Padri - da Mons. Caresana a Don Rinaldini a Padre Olcese – animava la sua formazione cristiana. La passione politica, ereditata in famiglia e consentanea al suo temperamento cordiale e combattivo , sfociò ben presto nell’adesione alla Democrazia Cristiana, con un conseguente impegno prima nel Movimento degli Studenti medi e poi nel Movimento Giovanile.
Al termine degli studi liceali divise il suo tempo tra l’Università - si era iscritto alla facoltà di Economia e Commercio – e la collaborazione a Roma con l’on.le Zaccagnini presso l’Ufficio Centrale dei Problemi del Lavoro.
Furono, quelli, anni di preparazione, che segnarono il cammino verso un appassionato impegno politico, in sintonia con il gruppo della sinistra di Base, rappresentato a Milano da Luigi Granelli e Albertino Marcora : Vittorio fu dirigente nazionale del Movimento Giovanile dal 1954 al 1958, consigliere Nazionale della D.C. nel 1957, delegato regionale dei giovani D.C. fino al 1963.
Alla laurea seguì un periodo presso l’Ufficio Studi della Cassa di Risparmio: si era nel fratempo sposato e viveva provvisoriamente a Milano, frequentando anche un corso di specializzazione per dirigenti d’azienda alla Bocconi.
Il ritorno a Brescia avviene nel 1965, anno in cui nasce la seconda figlia (la prima era nata a Milano): continua l’impegno politico nella Democrazia Cristiana, è eletto consigliere Provinciale, mantiene vive le sue antiche amicizie – non si possono dimenticare Piero Padula, Mino Martinazzoli, Franco Salvi, Ciso Gitti, Sandro Fontana, Giulio e Giuseppe Onofri – ne stringe di nuove, si interessa particolarmente ai problemi economici della Lombardia: quando nel 1970, in applicazione del dettato costituzionale, vengono istituite le Regioni, Vittorio è eletto Consigliere Regionale. Manterrà questo incarico per quattro legislature, fino al 1990, due volte assessore, due volte presidente di Commissione.
La prima legislatura, dal ‘70 al ’75, lo vede assessore all’ Industria, Commercio, Cave e Torbiere, Fiere, Mercati, Acque minerali: sono i tempi della Presidenza Bassetti, gli anni della “fondazione” della Regione Lombardia, anni di molte speranze, di lavoro intensissimo, di spostamenti frequenti.
A questa impegnativa incombenza, che lo attraeva e in cui credeva, Vittorio si dedicò con irruente entusiasmo, portandovi quell’animazione generosa che lo sospingeva all’attività politica, quella passione civile che sapeva unire ad un forte spirito di iniziativa nell’ affrontare i problemi. Le tre legislature seguenti segnano progressivamente il passaggio ad un’attività meno creativa, più elaborata in concretezza , man mano che l’istituto regionale andava acquisendo la fisionomia più stabile di organizzazione complessa e con risvolti più burocratici.
Gli interessi di Vittorio sono rivolti all’ambiente, alle risorse naturali (fu, tra l’altro relatore della legge istitutiva del Parco dell’Oglio) ma anche alle nuove energie e al nucleare. La famiglia, intanto, andava crescendo: era nato, nel 1971, il quarto figlio e alla famiglia Vittorio dava tutto il suo affetto e dedicava il tempo che poteva, cercando di trasmettere la sua passione politica e aprendo la casa agli amici e agli amici dei figli con generosa larghezza. Negli anni in cui è stato consigliere regionale al Pirellone, Vittorio Sora ha intrecciato altre attività, come un impegno per il Terzo Mondo che si è concretizzato in un’associazione di amicizia Italia- Somalia: un nucleo di persone legate da vincoli d’amicizia con l’ex- colonia, disposte a dare un aiuto concreto, soprattutto dal punto di vista sanitario : una convenzione con la Regione Lombardia ha permesso il ricovero di molti somali in ospedali lombardi, aiuti consistenti sono stati inviati nel paese africano sotto forma di medicinali, materiale sanitario, ambulatori medici, macchinari per la perforazione di pozzi. Purtroppo molto di questo lavoro è stato cancellato dalla furia delle guerre tribali seguite alla fine di Siad Barre.
Dotato di intelligenza perspicace, di forte memoria e capace di vedere lontano, alimentava le sue conoscenze con letture, studi di approfondimento, ricerche, per cercare strade nuove nella realtà politica italiana.
Si era appuntato un‘ aforisma di Max Weber: “ non si raggiungerebbe il possibile se non si fosse tentato l’impossibile”. A questo proposito Giuseppe Torchio, suo successore come presidente dell’ANCI Lombardia, nel rievocarne la figura, osservò che Vittorio aveva “una puntigliosa volontà di non rassegnarsi mai ad accettare la fatalità degli eventi insieme alla consapevolezza che l’uomo può, attraverso le sue azioni, costruire dei risultati diversi dalle pur difficili premesse”.
Sindaco di Quinzano dal 1990 al 1994, si dedicò ai problemi concreti del paese (asilo nido, scuola materna ed elementare, centro anziani) con un occhio sensibile ai problemi ambientali, sia di salvaguardia naturale (parco della Savarona) che di viabilità ( il Ponte sull’Oglio e la tangenziale). Appassionato di cultura locale, aveva dato avvio all’associazione Amici della Fondazione Civiltà Bresciana della Bassa e del Parco dell’Oglio, di cui era diventato presidente e con la quale aveva favorito la conoscenza del territorio della bassa bresciana e la riscoperta di un’edilizia rurale di grande fascino ma spesso trascurata. Negli ultimi anni, sempre mosso da una tensione culturale ed umana che lo portava a contrastare l’amarezza dei momenti difficili attraversati dalla vita politica italiana sotto i colpi di tangentopoli, aveva voluto costituire con amici un’associazione, “Padania Civile”, nata dall’amore per il Po, per la sua terra e per la sua gente, volutamente in contrasto con pretese meno civili e più settarie di altri padani, nella persuasione che una vera politica ambientale si costruisce tessendo una reciprocità di rapporti consapevoli e solidali. Ricoprì in quegli anni l’incarico di Presidente Regionale dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) e in seguito gli fu proposto di far vivere il comitato consultivo dell’attività di piano dell’Autorità di bacino del Po, formato dalle rappresentanze padane delle istituzioni locali, delle forze sociali economiche ambientaliste. Il Comitato aveva la sua sede a Colorno, nella prestigiosa residenza del Palazzo Ducale. Fu, questa, la sua ultima passione: aveva appena partecipato ad un incontro ad Occhiobello, per una discussione sul dissesto idrogeologico del Po. Il 30 Luglio 1996, in località Badiola di San Paolo, sulla strada per Quinzano, un malore improvviso lo colpiva mentre era al volante della sua auto. Così ha dato il suo addio alla vita, sulla strada che lo portava a Quinzano.

VITTORIO SORA, UNA LUNGA PASSIONE CIVILE


DI PIETRO PADULA