PROFILI

Tratto dal libro "La Base nel milanese" di Gianni Mainini.

UMBERTO RE

Un afoso pomeriggio d’estate del 2001 una folla commossa di gente comune, politici, amministratori e personaggi pubblici ci siamo ritrovati nella chiesa parrocchiale della Madonna della Neve a Boffalora, divenuta angusta per la calca dei convenuti, a portare l’ultimo saluto ad Umberto Re, deceduto pochi giorni prima, il 10 agosto. A distanza di anni Umberto merita un ricordo che lo consegni alla stima di quanti lo hanno conosciuto e dal suo operato hanno tratto utilità, insegnamento, esempio. La sua è stata una figura abbastanza comune di funzionario pubblico diventato anche amministratore pubblico, che non si è servito dell’impiego per dedicarsi alla politica, ma ha saputo sfruttare al meglio le sinergie derivanti dalle due professionalità, ottenendoneun “vantaggio concorrenziale” rispetto ai politici puri.


Diplomato in ragioneria, boffalorese di nascita, figlio di commercianti, segretario della locale sezione DC nel ‘70 a soli 30 anni, diventa sindaco del suo paese e lo rimane per 24 anni ininterrottamente, dal 1975 fino al 1999. All’inizio i tempi erano forse più facili per amministratori competenti, all’interno della grande madre DC: ma Umberto non si è mai adagiato nelle scelte facili, tanto è vero che gli è stata rinnovata la fiducia per 5 mandati consecutivi. Ha cambiato il volto al paese, facendolo uscire da una tranquilla routine e inserendolo in un circolo di vasti interessi, culturali, paesaggistici, politici: rimangono tra le sue opere il Centro Sportivo (a lui postumamente intitolato), le residenze protette per anziani in via Calderai, l’asilo nido, la bonifica della ex discarica verso la Folletta e molte altre ancora.

Cresciuto nella DC all’interno della corrente di Base, formò l’ultima giunta con una coalizione allargata anche al PDS: con Marcora, Granelli, Bianchi di Lavagna, era una presenza sicura alle riunioni e ai convegni di partito o di corrente, cui sapeva portare il contributo della sua saggezza e della sua preparazione professionale, maturata appunto nell’operare in strutture quali quella regionale, funzionario in diversi assessorati, dalla sanità all’agricoltura. Indiscusso leader della Base nel Magentino era spesso in rotta di collisione sui problemi zonali (trasporti, sanità, consorzi) coll’ex sindaco senatore Ambrogio Colombo: scintille che davano sapore alle riunioni di partito. Le feste dell’amicizia organizzata nel cortile della scuola media di via Roma erano l’occasione per richiamare all’inizio di settembre di ogni anno i big della politica locale e nazionale: e l’afflusso sempre crescente dava la misura del prestigio di cui godeva Umberto tra la gente oltre che tra i politici. Presidente della USLL 72 di Magenta per due mandati (‘85-‘95) dopo che l’Ospedale di circolo Fornaroli retto con capacità dall’on. Cattaneo Petrini, si era già trasferito nel nuovo complesso di via Donatori di sangue, ne completa le strutture (centro recupero per tossicodipendenti) e realizza nella vecchia sede fatiscente di via Cavallari una struttura protetta per malattie mentali, inaugurata nel 1993 dall’allora Ministro Mariapia Garavaglia. Raccoglie simpatie e consensi per la sua capacità e la disponibilità verso i cittadini e il personale.

Ma l’amore e il fiuto politico erano il suo pane quotidiano: membro della direzione provinciale della DC, ha vissuto in prima persona gli anni difficili del travaglio e della diaspora: dai fasti della sede di Via Nirone all’anonimato di via Edolo segue Tamberi, eletto segretario provinciale al congresso di Sesto S. Giovanni del maggio ‘93 come dirigente organizzativo, confermato anche nel congresso l’anno seguente al Leone XIII di Milano. È presente in prima persona nel ‘94 con pochi amici a difendere la sede ulteriormente ridotta del PPI provinciale in Via Leopardi 9 dalle pretese di occupazione-convivenza dello scissionista CDU, che poi si trasferirà in via Pellico: le code della suddivisione del patrimonio sono continuate fin oltre il ‘95, quando da tesoriere ho dovuto chiudere tutte le pendenze.

Nel 1994 si candida per la Camera nel collegio 15 Busto Garolfo-Castano da poco ridisegnato in seguito dell’applicazione della nuova legge elettorale maggioritaria (figlia del referendum Segni sulla preferenza unica del ‘91): ottiene un buon successo, con una percentuale ben superiore al 15% medio ottenuto dal PPI di Martinazzoli, ancora senza alleati in un mondo che si rimodellava con le aggregazioni bipolariste, ma non basta, non viene eletto. Capo di gabinetto della giunta Tamberi, che aveva vinto le elezioni provinciale del 1995 in una coalizione di centro-sinistra, assume una posizione strategica nelle scelte dell’amministrazione. Purtroppo si appalesano i sintomi di una malattia che comincerà a limitarne le capacità di lavoro, o più che la capacità, la continuità.

Lo trovavo spesso sofferente in incontri nel suo ufficio in Provincia, un po’ assente e scolorito, o affaticato nel salire lo scalone che porta al primo piano del Comune, con l’immancabile borsa di pelle nera; e poi una quasi resurrezione, con nuova grinta, nuova salute. A Sundsvall (Svezia) nel 1998, per la XIII edizione del Premio Europeo Marcora, aveva tessuto la trama delle relazioni col governatore Borje Horlund per una delle più riuscite e calorose cerimonie. Lo ricordo ancora rilassato e contento assieme a Tamberi o nella limpidissima e tersa atmosfera di quel lunedì settembrino durante il pranzo nel luminoso ed elegante cottage-ristorante alla periferia di Sundsvall e poi nella deliziosa cornice del verde smeraldo del giardino a bearsi al sole in un chiacchericcio tra amici.

Non più sindaco di Boffalora, dal 1995 si era impegnato come assessore alle finanze nella giunta di Sergio Garavaglia ad Ossona, con una decisione che non tutti avevano capito ed approvato (la giunta era di centro-destra e lui uomo di centro sinistra): ma conoscendolo se ne possono dare molte spiegazioni, non ultima quella di una scelta di non voler tranciare del tutto i rapporti col suo mondo amministrativo-politico, rimanendo in posizione più defilata ma presente perché non gli mancasse l’aria della politica. Così è stato un po’ un fulmine a ciel sereno apprendere nella calura dell’agosto la sua dipartita: stava meglio e si pensava recuperato alla politica e alla vita, alla famiglia e alla società, pronto per raccogliere forse i frutti di una vita di impegno in un momento finalmente sereno e intimo. Non sempre però i tempi e le aspettative dipendono solo da noi.