Autori :Gianni Mainini, Gianni Borsa

La Base in Lombardia

Storia, testimonianze, eredità

La storia della politica interroga l’oggi della politica

Il nuovo libro di Gianni Mainini e Gianni Borsa: "La Base in Lombardia. Storia, testimonianze, eredità".

Si può “fare memoria” per il gusto dei ricordi. Oppure si può “fare memoria” per riscoprire, coltivare, rafforzare un’identità. E anche per guardare al futuro. Questo libro nasce da un anniversario: i 60 anni di fondazione della corrente democristiana della Base, avvenuta il 27 settembre 1953. Al contempo muove dalla consapevolezza che gli anniversari non giungono per caso: almeno non se alle rievocazioni fini a se stesse si affiancano nuovi motivi e linee di ricerca». Nasce in questa prospettiva il volume intitolato La Base in Lombardia. Storia, testimonianze, eredità, curato da Gianni Borsa e Gianni Mainini e pubblicato dalla casa editrice Studium di Roma.

Gianni Borsa, giornalista, e Gianni Mainini, industriale e presidente del Centro Studi Marcora di Inveruno, attraverso «un lavoro di “scavo” storico e la raccolta di interviste e testimonianze di alcuni protagonisti», ricostruiscono, come loro stessi spiegano, «le origini e gli sviluppi della corrente dc della Base, portando alla luce una sua particolare connotazione “lombarda”». Borsa afferma nell’introduzione al testo: «Ne emerge un quadro forse non scontato, che può però essere compreso se inserito nella più ampia vicenda democristiana e in quella dell’Italia del dopoguerra. Quello della Base, e della Base lombarda, è infatti un frammento, pur interessante, di una realtà più complessa e di una Storia assai ampia e oggettivamente più importante. Ma siccome la Storia è un puzzle costituito da infiniti tasselli, il colorato tassello della Base non dovrebbe mancare».

Mainini aggiunge nella prefazione: «In questo lavoro – svolto con la collaborazione di Maria Chiara Mattesini e Paolo Mira – emergono il pensiero politico e le vicende personali di alcune figure di spicco della corrente e così pure si intravvede il contributo fondamentale che, per un quarantennio, è venuto dai numerosissimi militanti basisti, studenti, operai, donne, impiegati, agricoltori, insegnanti, che, senza clamori né visibilità mediatica, si sono raccolti sotto le insegne dello Scudocrociato per il bene del loro Comune o della Provincia, oppure per la gestione di una Azienda sanitaria, di un Consorzio, di un ente sovraccomunale… Al “popolo basista” è dunque dedicato questo volume».

I due curatori dichiarano all’unisono: «Abbiamo messo in comune la nostra passione per la storia, e in particolare per la storia politica; abbiamo al contempo cercato di scoprire se esiste una sorta di “eredità politica” della vicenda basista, in grado di portare elementi di riflessione e di dibattito nell’Italia di oggi. L’amicizia e alcune sensibilità condivise che ci legano da anni, e che ci accostano a tanti protagonisti della Base, hanno costituito un valore aggiunto per tale lavoro che vorrebbe guardare all’oggi e al domani della politica».

Il libro presenta una prima parte di ricostruzione storica delle origini e degli sviluppi della corrente (con un focus specifico sulla Lombardia e sull’Alto Milanese), nonché, nella seconda parte, una serie di interviste e di testimonianze scritte di “protagonisti”, fra i quali: Virginio Rognoni, Giuseppe Guzzetti, Adriana Granelli, Piero Bassetti, Patrizia Toia, Maria Pia Garavaglia, Bruno Tabacci, Enrico De Mita. La terza parte comprende infine una documentazione d’archivio, con discorsi, articoli, relazioni.


LA BASE

STORIA DELLA COSTITUZIONE DELLA CORRENTE ALL'INTERNO DELLA DC

Durante la Resistenza Marcora aveva stretto amicizia con Enrico Mattei, rappresentante della Democrazia cristiana (DC) in seno al Comitato di liberazione nazionale Alta Italia (CLNAI), al quale rimase sempre legato.
Quando Mattei assunse responsabilità imprenditoriali alla testa dell’Ente nazionale idrocarburi (ENI), il M. continuò a rappresentarne le istanze politiche all’interno della DC, partito al quale aveva aderito nel 1945. Su sollecitazione di Mattei, alla vigilia delle elezioni del 7 giugno 1953, organizzò una grande manifestazione di ex partigiani in piazza Duomo a Milano. L’iniziativa era volta a creare un clima favorevole a una politica di apertura a sinistra con il coinvolgimento del partito socialista nel governo del Paese.
Tale prospettiva, resa più realistica dall’esito delle elezioni, era vista con favore da alcuni settori del mondo cattolico milanese più sensibili alle istanze di progresso sociale, che il 27 settembre 1953 si riunirono a Belgirate. .

In quel convegno, svoltosi il 27 settembre 1953 a Belgirate, fu decisa la costituzione di un nuovo raggruppamento all’interno della DC, la cosiddetta sinistra di base, di cui il Marcora fu tra i promotori divenendone presto uno dei più autorevoli esponenti a livello nazionale.

La nascita di questa corrente, che poteva contare sul sostegno economico di Mattei, vivacizzò il dibattito interno alla DC del dopo De Gasperi. La base assunse come programma il perseguimento dell’alleanza con i socialisti e del dialogo con i comunisti, in modo da accelerare l’inserimento delle masse nella direzione dello Stato, scongiurando il ricorso a soluzioni violente e consentendo, nello stesso tempo, alla DC di mantenere il suo ruolo centrale nel sistema politico italiano. .

Per impulso di Marcora, fra gli anni Cinquanta e Sessanta la DC milanese divenne sede di confronto e di elaborazione per la soluzione dei problemi generali, dalla politica energetica alla riforma fondiaria, dalla libertà nelle fabbriche al piano Vanoni. Si crearono così le condizioni propizie per sperimentare nel capoluogo lombardo quella formula politica che Marcora e i suoi amici di corrente avrebbero voluto vedere realizzata a livello nazionale.
Il 21 gennaio 1961 fu infatti costituita al Comune di Milano la prima giunta sostenuta da una maggioranza di centro-sinistra, che vedeva la DC insieme con il Partito socialista democratico italiano (PSDI), il Partito repubblicano italiano (PRI) e il Partito socialista italiano (PSI). L’inedita alleanza contribuì a rendere ancora più stringente all’interno della DC il dibattito sull’apertura a sinistra, sancita poi dall’VIII congresso nazionale (Napoli, 27-31 genn. 1962) e realizzata con la formazione, il 22 febbraio, del governo Fanfani con l’appoggio esterno dei socialisti.
Nel 1962, al congresso di Napoli, il M. fu eletto nel consiglio nazionale del partito, ma all’assunzione di maggiori responsabilità a livello nazionale fece seguito un momentaneo ridimensionamento del suo ruolo in ambito milanese con la perdita, in quello stesso anno, della segreteria provinciale della DC, che avrebbe riconquistato nel 1963 mantenendola ancora per cinque anni.(Fonte:www.treccani.it)


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