undefinedBuongiorno carissimi,

Mi spiace comunicarvi che il giorno 5 di marzo ci ha lasciato Vincenzo Dittrich.

Avvocato milanese,anche se di origini austriache, classe 1934 , Vincenzo è stato uno dei giovani rampanti della Base e della DC milanese ai tempi gloriosi delle segreterie Marcora e Ferrari , membro della direzione provinciale con Calcaterra,Cartotto,Borruso, Rivolta,Giovenzana,Garavaglia .. ….

Aveva avuto incarichi ,anche data la sua professione ,in vari consigli di amministrazione dopo essere stato nei suoi primi passi in diversi consigli del gruppo ENI.

Si era poi posto in un atteggiamento critico verso la corrente, fino a distaccarsene completamente ( ma anche dalla politica attiva in generale) pur continuando ad intervenire su vari temi sociali alla radio e su riviste specializzate .

Il motivo principale era stato un dissidio al XVII congresso provinciale del 74 quando la Base designò Frigerio come segretario successivo a Camillo Ferrari ,a cui lui era contrario , come scelta alternativa alla sua ; lui non ebbe successo ( ma purtroppo ebbe ragione).

Dal 1978 per un decennio è stato direttore di Radio HInterland, promossa a Binasco dall’allora segretario Pietro Leitner con la collaborazione di Luigi Granelli ,data la sua posizione di direttore del Popolo Lombardo; era stato anche vicepresidente dell’IACP e altre cariche minori.

Ricordo il suo intervento nel maggio 2012 all’Ambrosianeum alla presentazione del libro di Mariachiara Mattesini “La Base ,un laboratorio di idee per la Democrazia Cristiana” quando affermava :” se vogliamo prendere lo spunto per l’avvenire non è più tanto interessante la storiografia delle origini ,ma è più importante capire le ragioni di quello che è accaduto fino alla fine della DC. Avevamo uomini alla guida del partito e del governo: per quali ragioni il partito è crollato ,non ha avuto uno sforzo di difesa e di resistenza?”

Il suo atteggiamento critico si era consolidato, assieme al distacco sempre crescente dalla politica.

Ha continuato a fare il professionista nel suo studio di via Santa Croce ,nel cuore della Milano popolare di S .Eustorgio –Porta ticinese fino alla fine :è un altro amico che ha lasciato il segno nelle vicende della DC e della Base.

Lo ricordiamo con nostalgia.

Gianni Mainini

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DITTRICH

DI MAURO MAURI

La morte di Vincenzo Dittrich rattrista sia perché se ne è andato uno con cui hai condiviso idee e partecipazione poiltica negli anni delle speranze e degli entusiasmi, delle solidarietà e degli scontri, sia perché il ricordo della persona con cui si è vissuto tutto questo è legato, come ci ha ricordato Mainini, più alle delusioni che ai successi delle nostre battaglie politiche. Dittrich, per quel che so, ha avuto una bella vita privata e professionale, ricca di soddisfazioni, era "un bel fioeu", parlava bene, sosteneva con energia le sue idee, anche se la "grinta" polemica si scioglieva spesso in un accattivante sorriso. La sua bravura di uomo di legge lo aveva anche fatto entrare in "giri" interessanti del potere pubblico aziendale (mi ricordo della sua partecipazione a importanti consigli di amministrazione). Eppure a un certo punto se ne andò, non lo trovammo più nei nostri incontri. Maturò individualmente quel distacco dalla politica che di lì a qualche anno sarebbe diventato esperienza subita o scelta da tutto il gruppo della sinistra di cui aveva fatto parte. Un'esperienza di cui gli elettori presero ben presto atto rivolgendo altrove il loro voto. E se vogliamo ricordare Dittrich in modo non convenzionale, omogeneo alla franchezza un po' ruvida dei suoi comportamenti politici che non sempre molti di noi hanno condiviso, pur rispettandoli, ci viene da chiederci: che cosa non ha funzionato nel nostro modo di affrontare i problemi del partito in cui militavamo, della società in cui operavamo, nello Stato in cui facevamo politica se i motivi di divisione hanno finito per prevalere su quelli della unità verso cui, per di più, ci spingevano legami di amicizia personale? E una prima risposta mi sembra venire dal fatto che le responsabilità istituzionali che molti di noi hanno assunto, per tante ragioni di opportunità o di necessità non sono sempre state accompagnate dalla realizzazione dei progetti e degli ideali che ci avevano spinto all'impegno politico. Il momento della concretezza si è rivelato spesso in contraddizione con quello delle scelte ideali. Nei vari ruoli dirigenti o gregari che abbiamo assunto siamo spesso riusciti a gestire bene l'esistente ma non a cambiare le cose nel modo che avevamo progettato. E nello spazio vuoto tra il come eravamo e il come avremmo voluto essere si sono infilate incomprensioni e divisioni. Che ne dici, Vincenzo? Forse è per questo che a un certo punto abbiamo smesso di far cose assieme. Ad ogni modo quel tanto o poco che abbiamo fatto è sufficiente ad avere di te un bellissimo ricordo.

Mario Mauri