Centro Studi Marcora

UN NUOVO SOGGETTO POLITICO D’ISPIRAZIONE CRISTIANA E POPOLARE?

Avevo sottoscritto il “Manifesto Zamagni” (che ipotizza la creazione di un “soggetto politico ‘nuovo’ d’ispirazione cristiana e popolare”) un po’ affrettatamente, senza averlo cioè debitamente approfondito. E per questo mi scuso. L’ho “studiato” in questi giorni nella tranquillità della località montana che sto frequentando, leggendo anche le tante, diverse opinioni che sul tema sono state espresse. E sono arrivato alla conclusione (o quasi) che l’idea, oggi, di un “partito cattolico”, pur aperto a credenti e non, non mi convince. Certo, io condivido in partenza una visione personalista dell’economia, della società, e dello Stato -uno Stato in ogni caso radicato nella prospettiva europea, e nel quale la “cosa pubblica” funzioni al meglio-, la piena valorizzazione delle formazioni sociali e dei corpi intermedi (come si conviene a un ben inteso principio di sussidiarietà), la difesa della persona, della sua dignità in tutti gli stadi di vita, e della famiglia. Però ho perplessità non da poco, ribadisco, ad utilizzare oggi, in politica, il termine “cattolico” legato a un partito. Tanto più considerando quanto sta giusto accadendo nel “mondo cattolico” negli ultimi anni. In particolare, dal momento dell’arrivo di papa Francesco. Oggi, lo sappiamo, la Chiesa sta vivendo un momento assai difficile, e Colui che dovrebbe essere il simbolo della sua unità è sotto un attacco fortissimo, anche, o forse soprattutto, all’interno. Vale a dire persino da una pur assolutamente minoritaria parte della gerarchia. Troppo facile, naturalmente, partire dalla vicenda dell’ex nunzio apostolico negli Usa, mons. Carlo Maria Viganò, “nemico” di Bergoglio e “amico” di Donald Trump, il “figlio della luce", cui monsignore ha dedicato la nota “lettera aperta” del 6 giugno, dopo aver sottoscritto, insieme, tra l’altro, a tre cardinali e otto vescovi, un appello contro il “Nuovo ordine mondiale”. Interessante leggere allora anche solo un pezzo di detta lettera: “…da una parte vi sono quanti, pur con mille difetti e debolezze, sono animati dal desiderio di compiere il bene, essere onesti, costituire una famiglia, impegnarsi nel lavoro, dare prosperità alla Patria, soccorrere i bisognosi, nell’obbedienza alla Legge di Dio, il Regno dei cieli. Dall’altra si trovano coloro che servono se stessi, non hanno principi morali, vogliono demolire la famiglia e la Nazione, fomentare le divisioni intestine e le guerre, accumulare il potere e il denaro: per costoro l’illusione fallace di un benessere temporale rivelerà –se non si ravvedono- la tremenda sorte che li aspetta, lontano da Dio, nella dannazione eterna. Nella società, Signor Presidente, convivono queste due realtà contrapposte, eterne nemiche come eternamente nemici sono Dio e Satana”. "Per la prima volta, gli Stati Uniti hanno in Lei un Presidente che difende coraggiosamente il diritto alla vita, che non si vergogna di denunciare le persecuzioni dei cristiani nel mondo, che parla di Gesù Cristo e del diritto dei cittadini alla libertà di culto….”.
Donald santo subito, dunque!
Va segnalato in proposito che l’ex nunzio è noto per essersi scagliato da tempo contro il Concilio Vaticano II, da lui definito come un “focolaio di eresie”, che deve essere lasciato cadere in toto, dimenticato. L’intero Concilio ha da essere cestinato, a suo dire, mentre taluni suoi amici si limitano invece a chiedere, bontà loro, che vangano “corretti” singoli errori di dottrina contenuti nei documenti conciliari.
Ecco, pertanto, il punto: questo papa è sotto attacco perché, ringraziando Iddio, ci sta dando quotidiane lezioni di che cosa significhi essere “cristiani” oggi, nella società “post-moderna”. Si rifà, così, alle definizioni “pastorali”, e non solo, dell’ultimo Concilio, definizioni che hanno provocato anche un ripensamento della concezione intellettualistica, manualistica, “scolastica”, della teologia. Promuovendo così una nuova teologia che, coniugando “trascendenza” e “immanenza”, tenga conto della “storia” e del suo evolversi, pur senza dimenticare affatto, naturalmente, il “fondamento” del cristianesimo stesso. Una teologia, nella debita misura, finalmente anche “antropologica”, pertanto.
Il problema è che questa posizione di Francesco, che finisce con avere inevitabilmente qualche significativo riflesso sulla stessa politica, è invisa non soltanto a Viganò & C., ma anche a consistenti gruppi di cristiano/cattolici conservatori, integralisti, reazionari. Negli Usa, ma non solo. Gruppi che riscuotono infatti simpatie anche altrove, Italia compresa, se non soprattutto. Negli ambienti salviniani in particolare, guarda caso. Così, Francesco è stato ripetutamente fischiato, il 18 maggio dello scorso anno, in piazza Duomo, a Milano, non appena il “devoto” ras della Lega (quello del rosario e del Vangelo sbandierati nei comizi) lo ha nominato. Ma il problema è anche che, da noi, dicono gli esperti, quel partito è tuttora il più votato dai “praticanti” cattolici, quelli che vanno a Messa tutte le domeniche.
Orbene: è evidente che il sottoscritto non vuole avere nulla, ma proprio nulla, a che spartire, sul piano dei valori cristiani da tradurre in politica, con detti ambienti. Perché in politica (nella DC, nel PPI, nella Margherita, nel PD) io mi sono sempre definito “cattolico” sì, ma anche, insieme, “democratico”, non scindendo mai i due termini. Certo, la Dc si definiva partito “di centro”, ma da De Gasperi e da Moro il “centro” non è mai stato considerato come un’idea statica, immobile nella sua fissità, bensì come un’idea in continuo movimento. In realtà, un centro che ha voluto sempre guardare verso le istanze della sinistra. Anche in ragione di ciò, e proprio in conseguenza della mia visione del mondo, della mia concezione antropologica, della mia cultura politica, io mi trovo più a mio agio (pur non senza qualche problema) in un partito dichiaratamente di “centrosinistra”, non di centro. Consapevole e memore che i partiti che ho frequentato sinora nella mia pur lunga esperienza politica hanno contribuito, insieme ad “altri”, alla tenuta democratica del Paese, a provare a realizzare un’economia mista, una società meno crudele di altre sul welfare, un ancoraggio istituzionale fortemente europeo. “Insieme ad altri”, dicevo. Sarà anche in ragione di ciò che, prescindendo dalla questione diciamo tecnica della legge elettorale più opportuna, io non disdegno la prospettiva del “bipolarismo”, oggi. Non parlo, dunque, di “bipartitismo” modello anglosassone, che, di fatto, mortifica la tradizione pluralista. E non mi piacciono neppure leaderismo e presidenzialismo, che deprezzano il pluralismo sociale e istituzionale. Ma considero che, pur consapevoli delle forzature del modello ipermaggioritario, non dobbiamo esorcizzare, come ha ben scritto qualche amico, i problemi e i costi delle stagioni precedenti, nelle quali elementi di consociativismo hanno concorso a propiziare l’impennata del debito pubblico e diffuse pratiche consociative.
Tutto ciò detto, sull’intera questione, avendoci, come detto, riflettuto, sto registrando con una certa simpatia i pensieri sul tema apparsi sulla rivista “Appunti” (organo dell’associazione “Città dell’uomo”, fondata da Giuseppe Lazzati), a firma, rispettivamente, di Franco Monaco e Filippo Pizzolato. Assai perplessi entrambi sul partito cattolico di centro, o come lo si voglia chiamare (ma “meglio pensare a un ambito circolare, più che centrista, capace di raccogliere suggestioni programmatiche utili a tutta la popolazione, senza distinzioni oltre a quelle che derivano dai valori consolidati della civiltà”, ha scritto un aderente all’iniziativa). Di Monaco, il quale ha tra l’altro citato la famosa frase di Martinazzoli per cui “la differenza tra moderazione e moderatismo è uguale alla differenza tra castità e impotenza”, apprezzo in particolare questo pezzo: (….nella situazione data) …“occorrono scelte di valore e ricette che sanno di radicalità, non di centro moderato". Chi ha provato nel passato a interpretare il centro moderato non ha brillato per qualità, quantità e persino durata. Il profondo disagio materiale e spirituale che affligge la società concorre a premiare le proposte radicali, non quelle moderate di centro… Il problema non è quello di una nuova offerta politica ma della razionalizzazione di un sistema politico già troppo frammentato. Serve semmai una rigenerazione dei partiti attuali”. “Occorre concorrere a organizzare un fronte largo e unitario che positivamente rappresenti un’alternativa politica all’egemonia manifesta e insidiosa di una destra illiberale, nazionalista e sovranista. Non ci possiamo permettere posizioni ambiguamente terziste”.
Pizzolato, per parte sua, è perplesso sull’idea di fare dei cattolici i “baluardi della tenuta del sistema”, a guardia di un ordine di cui in teoria continuano a contestare le ingiustizie, un’oasi roccaforte dell’esistente, votata a una moderazione che immediatamente viene scambiata per conservazione, una forza di stabilizzazione posta al centro. E ricorda che il posizionamento politico dei cattolici è sempre stato plurale, nonostante le forzature e le convenzioni storiche. “Oggi è perfino inafferrabile e indefinibile”, questo posizionamento. “Una volta, il cattolicesimo era la base della cultura popolare e dettava le scansioni della vita e gli orizzonti del sociale”, ma oggi non è più così. Con riferimento, poi, allo slogan dell’ipotizzato nuovo partito: “Antagonisti alla destra, alternativi alla sinistra” (una definizione che tenta a mio avviso con difficoltà di non mettere sullo stesso piano il tipo di diffidenza verso i due gruppi), Pizzolato obietta, ed io condivido, che non si può paragonare il Partito democratico alla destra di oggi, autoritaria e rozza. E segnala altresì che non si possono rigettare tutti i partiti, alla cui storia i cattolici hanno ampiamente contribuito. Il rischio, conclude, è quello di uno svuotamento delle componenti più ragionevoli dei due poli, contribuendo, di fatto, a una più marcata polarizzazione del Paese.
Avviandomi a concludere, mi permetto di esternare la mia convinzione che una delle ragioni (pur non espressamente dichiarata pur se, in fondo, comprensibile) dell’avversione dei fautori del nuovo partito al Pd abbia a che fare in qualche misura con la questione dei cosiddetti (una volta) “valori non negoziabili”, ben noti ai cattolici praticanti. Irrita cioè, a me pare di poter dire, il “laicismo” di una parte dei piddini, la cui rappresentante “simbolica” può essere individuata in Monica Cirinnà (ci capiamo). Sul tema, da anzianetto, oso allora fare le seguenti considerazioni: ho vissuto i tempi dei referendum del 1974 sul divorzio e di quello sull’aborto del 1981. Io, allora giovane militante dc “al fronte”, votai (ovviamente?) contro entrambi gli istituti, impegnandomi anche di persona nell’agone, diciamo, elettorale. E fui sorpreso, come buona parte dei cattolici, credo, dall’esito di dette consultazioni: nella “cattolicissima” Italia di allora, con una Chiesa ancora, diciamo, forte nella società, e il partito “d’ispirazione cristiana” con grandi posizioni di potere, il divorzio fu approvato da circa il 60% dei votanti, e, sette anni più tardi, l’aborto (argomento ovviamente ben più delicato e problematico che non il divorzio) ottenne il favore di ben il 70% dei partecipanti. Il fatto è che è la “secolarizzazione” (non tutta, certo, da disprezzare, anzi!) era avanzata già allora, e la gerarchia cattolica, e gli esponenti di peso della DC (come dimenticare le battaglie di Amintore Fanfani?) non se n’erano sufficientemente accorti. Dopo, sono arrivate le “unioni civili”, anche per le coppie omosessuali (io, che resto peraltro consapevole che le persone vanno comunque sempre rispettate, m’infastidisco un poco quando dette unioni vengono paragonate tout-court, di fatto, ai “matrimoni”). Oggi impazza la questione del “gender”, così che la differenza tra uomo e donna, ritenuta una volta un dato essenziale e imprescindibile della natura umana, è posta in discussione dalla più recente cultura sessuale. Ora c’e in ballo la proposta di legge sull’omotransfobia, che taluni temono diventi un bavaglio alla libertà d’espressione e di opinione e apra la strada a pericolose derive liberticide. E intanto le famiglie si sfasciano, i matrimoni durano poco, e non si fanno figli, è il …”refrain”. Oggi, ancora, grazie anche a internet (strumento straordinariamente positivo se si è in grado di dominarlo e di non farsi Invece plagiare), abbonda Tra l’altro la pornografia, anche nell’orribile versione pedopornografica, veicolata facilmente, appunto, attraverso gli Jphones, gli Jpad, eccetera, con le possibili conseguenze che sappiamo sui ragazzi. Sui telefonini, negli ultimi anni, c’è anche l’esplosione delle icone per i “siti di incontri”, per single e non. E la “qualità” di molti programmi TV è quella che sappiamo. In proposito non possiamo dimenticare il ruolo delle televisioni di Silvio, le prime a “sfruttare” il momento della “liberalizzazione” del sistema televisivo e a “guastare” il clima. Un Berlusconi che certi buoni centristi cattolici definivano “cattolico non comunista" (inviso, conseguentemente, ai “cattocomunisti”!).
Mia impressione è che per certi cattolici, che magari auspicano un’illusorio ed impossibile ritorno al passato, questo “marciume” (scusate il termine “moralista”) è attribuibile in gran parte alla responsabilità dei… “comunisti” (o ex), del ’68 e dei post sessantottini, dei radical-chic di sinistra, e via discorrendo. Gente che vota prevalentemente “a sinistra”, dunque, e pertanto anche il Pd. Ecco un’altra ragione, oltre alle altre più squisitamente politiche, per ritenersi, ci allora, ci dicono, “alternativi” alla sinistra. Io, invece, ho quest’opinione: i “comunisti” (passati e presenti) c’entrano poco. E non lo dico soltanto perché, avendo fatto (provenendo da una famiglia “proletaria”) il sindaco DC per anni, decenni orsono, con i “comunisti” all’opposizione, io ho sempre registrato che su non pochi valori, diciamo, cattolici” non c’erano grandi differenze tra democristiani e “compagni” di allora.
Mia convinzione, semmai, è che la situazione attuale, in Italia e nel mondo occidentale in genere, è figlia della cultura che via via negli ultimi decenni è stata inoculata in particolare dai “media” e da certi “poteri” sempre alla ricerca dell’obiettivo di “far soldi”. Comunque, e tanti. Gli adoratori del dio-denaro. Stiamo poi registrando anche i disordini, lo squilibrio e i gravi danni causati dal predominio incontrollato della finanza sull’economia reale. C’è bisogno allora, senza scomodare certo Karl Marx, di un fase di profondo ripensamento del “sistema” che abbiamo costruito, caratterizzato tra l’altro da un iperconsumismo in ogni campo. Un sistema che ha oltretutto aggravato non poco le differenze sociali: i ricchi lo sono diventati di più, e così i poveri. Un ripensamento che ci consenta di riparare almeno in parte i guasti sopra accennati. E, in questa impegnativa operazione, i cattolici, perlomeno quelli sufficientemente sensibili, possono riavere, certo, un ruolo significativo, pur militando magari in raggruppamenti politici diversi.
Tornando all’immediato, io confermo in ogni caso, per parte mia che, pur con le perplessità accennate, non mi trovo particolarmente a disagio nel PD, e non intendo cambiare. Anche perché sono convinto sia alla fine “giusto”, per uno come me, stare nell’area complessiva del centrosinistra (ma non ho più spazio, qui, per parlare anche del rapporto del centrosinistra con la “sinistra” tout court), i cui valori sono in buona parte alternativi, come ho accennato, a quelli del centrodestra, e come tali sono riconoscibili nella lotta alle diseguaglianze, alla povertà, per la giustizia, per la libertà e la dignità delle persone, immigrati compresi, per la sussidiarietà, per il lavoro, per il welfare. Una posizione, in ogni caso, che certo non impedisce ai cattolici di questa parte, ribadisco, di accordarsi, su singoli punti (ne ho giusto citati taluni, in questa mia), con quelli dell’altro fronte.
Per concludere (finalmente) davvero, segnalo che faccio allora mia la domanda che già si sono posti altri amici: può l’area del centrosinistra, con tutti i limiti e le contraddizioni che la caratterizzano, evolvere fino al punto da unificare, pur nelle specifiche diversità, questa grande area, nella convinzione che tutto ciò non solo è un valore in sé ma anche la condizione per vincere la destra e per governare?
Un’ultimissima frecciatina, in quanto tale inevitabilmente maliziosa: io sono consapevole di aver l’obbligo di rispettare comunque anche quei leader di destra e dintorni, locali e mondiali (i riferimenti non sono casuali) che hanno la tendenza, discutibile, di mostrarsi in pubblico da “devoti”. Rispettarli sì, sperando peró di non scoprire che si tratta di “cultori” della filosofia che va sotto il nome di...”vizi privati, pubbliche virtù”.

VINCENZO ORTOLINA

15 luglio 2020

Arrigoni

undefinedCarissimi

la serie dei ”commiati” continua .Ci ha lasciato mercoledi 24 giugno dopo una sofferta malattia anche Vittorio Arrigoni ,classe 1943, basista, storico esponente della Democrazia Cristiana prima, del Partito popolare e del Partito democratico poi. Più volte assessore comunale a Vimercate, ex consigliere provinciale di Milano. Promotore del sistema bibliotecario del Vimercatese ,che sul suo modello hanno poi adottato quasi tutte le biblioteche milanesi. Aveva fatto politica fin da giovanissimo :me lo rivedo alle riunioni di via Mercato, ai convegni della Base e della DC , alle celebrazioni a Vimercate delle varie ricorrenze in memoria di Marcora e Granelli. Un altro amico che ci mancherà a lungo.

Gianni Mainini

 

Lo ricorda cosi Enrico Farinone:

Un altro grande amico ci ha lasciati. Un altro grande amico mi ha lasciato. Un amico, per me, che è sempre rimasto tale: nei momenti più lieti e in quelli più difficili.

Vittorio Arrigoni non era solo un eccellente amministratore innamorato della sua città, di Vimercate e di Velasca, non è stato solo un consigliere provinciale; egli è stato soprattutto una persona gentile, garbata, intelligente alla quale interessava il bene della cosa pubblica e pensava si potesse conseguire attraverso un uso competente e appassionato della Politica.

 

Lui e Osvaldo Ornaghi sono stati per me il punto di riferimento a Vimercate e zona da sempre, ben prima che andassi ad abitare nella vicina Arcore. Avevamo la stessa scuola politica, una grande scuola politica, quella della corrente DC della Sinistra di Base che proprio a Vimercate eleggeva i senatori Marcora e poi Granelli, uomini che hanno onorato la Politica e il Parlamento in maniera straordinaria. Non ci risultava dunque difficile avere uno sguardo comune sulle vicende della politica, locali e nazionali.

 

L'ultima volta che ho incontrato Vittorio, prima del lockdown, pochi giorni prima di Natale a casa sua abbiamo fatto una bella e lunga chiacchierata. Interessante e amicale, come sempre. La porterò sempre nel mio cuore.

Caro Vittorio, non ti dimenticherò. E grazie per l'amicizia e l'aiuto che mai mi hai fatto mancare. Riposa, Vittorio, nella pace del Signore.

 

LIVIO TAMBERI

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Livio Tamberi , classe 1939, toscano di Pontedera ,laureatosi in Economia alla Bocconi, iscritto alla DC ,inizia a lavorare al comune di Nerviano e poi in Regione come dirigente Finlombarda e si occupa di energia.
Sposato, padre di quattro figli, respira politica fin da subito: la moglie è sorella della senatrice poi europarlamentare Paola Svevo.
Fervente basista partecipa alle riunioni di via Mercato e ai convegni del gruppo, con quel tocco un po’ polemico tipico dei toscani. Diventa segretario di zona di Rho e nel 1994 al congresso provinciale di Sesto S. Giovanni viene eletto segretario. Sarà l’ultimo segretario DC ed il primo segretario PPI milanese dal 1995.In questa veste organizza un traumatico trasloco dalla storica sede di Via Nirone ai nuovi più angusti uffici di Via Edolo (e l’odissea continuerà con l’ennesimo trasloco in via Leopardi e poi in piazza Luigi di Savoia).
Viene eletto nel 1995 presidente della provincia di Milano al comando di una coalizione di centro sinistra, fino al 1999, quando gli subentrerà Ombretta Colli.
Ha accompagnato l’esperienza del Premio Marcora con la presenza alle edizioni milanesi e soprattutto l’edizione svedese a Sundsvall del settembre 1998, organizzata insieme all’altro compianto amico Umberto Re, suo segretario in provincia.
Non molto entusiasta del passaggio dalla Margherita al PD, vi si era iscritto con un atteggiamento distaccato.
Ultimamente aveva avuto problemi si salute e subito interventi chirurgici, perdendo un po’ della sua verve venata da un velo di rassegnazione. Così si è spento silenziosamente tra l’8 e il 9 marzo 2020.
Ha servito le istituzioni e la politica con onestà, capacità e competenza e ha contribuito a far grande la storia della Base.

 

Iosa Antonio

undefinedCaro Antonio,

ti ricordo sempre con affetto, per la storia comune che ci ha legato a esperienze indimenticabili come quelle con Marcora, Granelli, Calcaterra e tutta la Base, nonché per la tua testimonianza di vero resistente di fronte al vile agguato delle brigate rosse e sorattutto peril grande impegno culturale e sociale che hai profuso in zone difficile con centro Perini.

Ricordo ancora il tuo intervento al convegno di Belgirate del settembre 2013 in occasione della celegrazione del 60° della fondazione della Base.
Con te se ne va un pezzo importante della nostra storia e non finiremo di rimpiangerti e ricordarti.


Gianni Mainini

Presidente Centro Studi Marcora

Giuseppina Marcora ci ha lasciato

Salutiamo Giuseppina Marcora che ci ha lasciato domenica.
Aveva compiuto i 100 anni lo scorso 23 febbraio e in autunno il Comune di Legnano dove risiedeva gli aveva conferito un riconoscimento per il coraggio e l'altruismo durante la lotta partigiana.
Nata a Inveruno nel 1920, come molti ragazzi della sua epoca, cominciò prestissimo a lavorare in una azienda del capoluogo lombardo. Con l’ascesa del regime fascista sentì il dovere e la necessità di reagire attivamente, forte di quei
valori di Libertà e Democrazia che la sua famiglia le aveva trasmesso. L’aria che si respira in casa è quella della libertà, contraria alla oppressione del regime. Anche perché il fratello Giovanni(Albertino) è uno dei primi giovani della schiera di Don Albeni , coadiutore a Cuggiono, che spinge a scegliere la montagna per opporsi al fascismo.
A mezzo del fratello e nell’ambiente resistenziale incontra molti partigiani: Bruno Bossi, Gianangelo Mauri ,Peppino Miriani,Angelo e Pinetto Spezia . E più avanti, quando nel dicembre 44 viene costituto il Raggruppamento Di Dio, il futuro comandante Rino Pachetti. Oltre che con Don Albeni è in contatto con Don Piero Bonfanti,coadiutore ad Inveruno.

Marcora andrà in montagna all’inizio in Val Grande, su indicazione di Nino Chiovini, valligiano che risiedeva a Cuggiono,e da lì in Val Toce e nell’Ossola. Diventerà vice di Eugenio Cefis(Alberto) e costituirà il Raggruppamento Divisioni Patrioti Alfredo Di Dio ; politicamente sarà leader della DC e della Base,ministro e sindaco .
Giuseppina assieme ad Antonietta Chiovini (sorella di Nino) diviene subito un suo sostegno, importante legame con la Resistenza al monte

Non esita, nonostante la giovane età, a mettere in pericolo ripetutamente la sua vita per portare informazioni, giornali, dispacci, armi e viveri.
Numerosi sono gli episodi da lei più volte narrati, in cui fu fermata e riuscì solo per poco a evitare il peggio.
Ha ricevuto – per la sua attività di partigiana – significativi riconoscimenti: la qualifica di “partigiano combattente” da parte dell’Esercito Italiano, la medaglia d’argento da parte
della Federazione Italiana Volontari della Libertà (2012), il certificato di patriota del Comandante Supremo Alleato maresciallo Alexander, riconoscimenti da parte del Servizio Informazioni Militari Nord Italia e dell’Esercito americano.
Come altre donne ebbe nella lotta di Liberazione un ruolo fondamentale, che è sempre doveroso ricordare con riconoscenza.
Per questi meriti il Comune di Inveruno ed il Centro Studi Marcora gli avevano riconosciuto fin dal 1995 una importante benemerenza civica.
Insieme al fratello Albertino è sempre stata iscritta al Raggruppamento Divisioni Patrioti Alfredo Di Dio ed anche all'ANPI di Legnano.
Concludiamo citando un ammonimento che spesso Giuseppina ha voluto rivolgere ai giovani ai quali ha portato la sua testimonianza, ma che tutti noi dovremmo sempre tenere
presente:
"Ci siamo impegnati e abbiamo rischiato molto, perché l’Italia fosse un Paese libero. Le giovani generazioni ricordino".

Ricordiamola nelle nostre preghiere e conserviamo la ricchezza dei suoi insegnamenti insieme all’affetto e alla memoria.

 

Gianni Mainini

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Giorgio Ferrario

Carissimi

un altro amico ci ha lasciato lo scorso venerdì di Pasqua :Giorgio Ferrario.

Militante democristiano e basista fin dagli anni giovanili all’inizio degli anni ’60 è stato attivo nella sezione e nella zona di Rho (e mi viene in mente un ‘ altra bella figura scomparsa ,Roberto Pravettoni).

Di carattere gioviale ed espansivo lo ricordo negli anni 93-95 quando accettò di fare il presidente dell’associazione Rosabianca ,creata dopo il tracollo della DC nel passaggio da Via Edolo a Via Leopardi ,per intrattenere i rapporti esterni e fare da filtro verso le pretese dei terzi .

E’ stato lui a salvare il patrimonio documentale della DC provinciale dopo i vari trasferimenti di sede, ricoverando il materiale presso alcune stanze della Fondazione Perini tra Rho e la Poglianasca. Il poco che è rimasto è diventato parte del più vasto patrimonio del Centro Studi Marcora.

Lo incontravo tutti le estati a Bratto località turistica della bergamasca che lui frequentava , in occasione della messa in suffragio di Luigi Granelli ,qui sepolto.Una occasione per stare insieme con molti amici :Roberto Pravettoni,Pirola, Calcaterra, Tedeschi, Mauri; Ortolina ..

Ci mancherà il suo ottimismo, la sua serenità, la sua simpatia, la sua amicizia.

Gianni Mainini

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Perdita di un altro testimone della nostra storia: Livio Tamberi.

Cari amici

dobbiamo registrare la perdita di un altro testimone della nostra storia, Livio Tamberi.

Livio, classe 1939, è morte nella notte tra sabato e domenica all’età di 80 anni.

Toscano di Pontedera, laureatosi in Economia alla Bocconi, iscritto alla DC inizia a lavorare al comune di Nerviano e poi in Regione come dirigente Finlombarda e si occupa di energia.

Sposato, padre di quattro figli, respira politica fin da subito: la moglie è sorella della senatrice poi europarlamentare Paola Svevo.

Fervente basista partecipa alle riunioni di via Mercato e ai convegni del gruppo, con quel tocco un po’ polemico tipico dei toscani .Diventa segretario di zona di Rho e nel 1994 al congresso provinciale di Sesto S. Giovanni viene eletto segretario. Sarà l’ultimo segretario DC ed il primo segretario PPI milanese dal 1995.In questa veste organizza un traumatico trasloco dalla storica sede di Via Nirone ai nuovi più angusti uffici di Via Edolo ( e l’odissea continuerà con l’ennesimo trasloco in via Leopardi e poi in piazza Luigi di Savoia).

Viene eletto nel 1995 presidente della provincia di Milano al comando di una coalizione di centro sinistra, fino al 1999 ,quando gli subentrerà Ombretta Colli.

Ha accompagnato l’esperienza del Premio Marcora con la presenza alle edizioni milanesi e soprattutto lo ricordo nelle edizione svedese a Sundsvall del settembre 1998,organizzata insieme all’altro compianto amico Umberto Re, suo segretario in provincia(nelle foto mentre consegna i premi in settembre a Sundsvall ed in provincia a Milano nell’ottobre dello stesso anno).

Aveva aderito al PD ma con distacco.

Ultimamente aveva avuto problemi si salute e subito interventi ,perdendo un po’ della sua verve venata da un velo di rassegnazione.

Noi però lo ricordiamo come un amico che ha servito le istituzioni e la politica con onesta capacità e competenza e ha contribuito a far grande la storia della Base .

Addio Livio.

 

Gianni Mainini

 

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27/02/2020 è morto Giovanni Villa

Carissimi,
Ieri e morto un altro nostro amico della D.C. e della Base: Giovanni Villa.
Giovanni è stato un protagonista importante nella vita politica e sociale del suo paese, Agrate Brianza, del Vimercatese e della provincia di Milano .E’ stato per tanto tempo leader sindacale della CISL alla Star, Sindaco di Agrate dal 1975 al 1987; presidente della USSL di Vimercate.
Di assoluto rilievo è stato anche il suo ruolo nel campo dell’edilizia economico popolare.
E’ stato infatti membro del Consiglio direttivo del CIMEP ma, soprattutto, è stato presidente della cooperativa Achille Grandi che, grazie a lui, ha permesso a centinaia di famiglie di poter avere la casa a costi molto inferiori a quelli del mercato.
Uno di quei personaggi che facevano discendere dalle idee della Base una pratica politica concreta e popolare.
Ricordiamolo con affetto.
Gianni Mainini

il 23 febbraio Giuseppina Marcora compie 100 anni

Domani 23 febbraio Giuseppina Marcora compie 100 anni.Facciamo tanti cari auguri. Fulgido esempio di resistente per i suoi meriti di staffetta partigiana ha ottenuto innumerevoli riconoscimenti sia dal comando militare alleato generale Alexander che dal CLN e dalla FIVL. Testimone vivente dei valori della Resistenza vissuta e combattuta accanto al fratello Albertino partigiano sindaco ministro. Orgogliosi della sua appartenenza al Raggruppamento Di Dio la salutiamo pubblicando un attestato di riconoscimento del presidente Ciampi e alcune foto del 95 per il conferimento della cittadinanza onoraria di Inveruno durante il Premio Marcora. Ed anche con Pachetti e don Bonfanti .

La storia di Giuseppina più che con la penna è scritta con la vita è se mai il tempo cancellerà la memoria delle sue azioni rimarrà comunque l’impronta del suo passaggio.

Auguri Giuseppina da parte mia del Centro Studi Marcora e del Raggruppamento Di Dio.

Gianni Mainini

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CONVEGNO DI COMMEMORAZIONE DEL 20° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI LUIGI GRANELLI

CRONACA DEL CONVEGNO DEL 30.11.2019


I CATTOLICI DEMOCRATICI OGGI NELL’EREDITA’ di LUIGI GRANELLI


La bellissima e accogliente sala dell’orologio al primo piano di Palazzo Marino comincia a riempirsi di gente ben prima dell’inizio della cerimonia.
Alle 10,15 quando inizia il convegno per la celebrazione del 20° anniversario della morte di luigi Granelli il locale è stracolmo : 55 persone a sedere ,almeno il doppio in piedi.
Palazzo Marino è stato scelto perché Granelli esordisce come consigliere comunale e capogruppo DC dal 1965 al 1969 e quindi il luogo del suo primo esordio come rappresentante in consessi istituzionali.
Sono presenti tra gli altri
Roberto Mazzotta, Bruno Tabacci ,Piero Bassetti, Gilberto Bonalumi , Patrizia Toia ,Mariapia Garavaglia, Giuseppe Torchio ,Enrico Farinone, Emanuela Bajo, Nadir Tedeschi ,Arturo Bodini, Cesare Grampa, Alberto Fossati, Alberto Marini , Colombo Ambrogio, Mario Bassani ,Tiziano Garbo, Vittorio Arrigoni, Sandro Cantù , Vincenzo Ortolina, Mario Villa , Gianni Dincao ,Michele Pellegrino, Antonio Ballarin, Fausto Benzi, Franco Franzoni, ,Mario Mauri, Sergio Cazzaniga, Francesco Rivolta , Luciano Corradini , Alberto Varisco, Nerina Agazzi , Gianni Locatelli ,Remo Scherini, Luca,Barbara e Simone Marcora ,Giorgio Ferrario ,Paolo Rossetti, Lino Pogliaghi, Ernesto Cattaneo, Paolo Razzano , Vinicio Peluffo ,Giampiero Lecchi ,Alberto Mattioli, Giovanni Bottari , Cesare Grampa ,Adriana, Andrea e Rita Granelli ,Luisa e Alessandro Calcaterra ,Bandino Calcaterra, Carlo Calcaterra ,Francesco e Giacomo Gatti, Renato Ferrario, Fausto Binaghi ,Benito e Giuseppe Stinà, Fabrizio Carrera, Enzo Balboni ,Romy Gambirasio, Sara Bettinelli.


Relatori: Mainini ,Mattesini ,Scavuzzo, Castagnetti, Rognoni ( e Bassetti).


Gianni Mainini introduce il tema dell’incontro, spiegando il motivo della scelta del tema relativa alla presenza dei cattolici popolari nella società come eredità dell’insegnamento messaggio e della storia politica di Granelli.

In apertura legge il testo di un messaggio dell’arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini che afferma che il dovere della memoria è anche un esercizio di politica: “sono valori validi e necessari ancora oggi l’onestà, la lucidità, il garbo ,la passione e la concentrazione con cui Luigi visse la sua testimonianza politica”
Chiara Mattesini ha ripercorso le tappe dell’impegno di Granelli in consiglio comunale ,essendo studiosa e cultrice della storia della Base e avendo anche pubblicato un fascicolo su Granelli in comune a Milano.
La vicesindaco Anna Scavuzzo, partendo dalla sua esperienza nel mondo dello scoutismo e del volontariato , ha voluto rimarcare l’importanza di motivare i giovani all’impegno politico.
Ha riferito sul ruolo di Granelli, definito plasticamente “la voce” e il suo ruolo all’interno della Base , Filippo Coppola, neolaureato con una tesi “La corrente di Base nel Milanese”.
Quindi la proiezione del filmato “l’ultimo discorso” a cura di Francesco e Giacomo Gatti, che ripercorre l’intervento di Luigi al congresso di Rimini del settembre 1999 ,quando si dimise dal Partito Popolare, inframmezzato con interventi e considerazioni di Chiarante ,De Rosa, Calcaterra, Capuani, Rognoni .
Pierluigi Castagnetti, eletto segretario del PPI nello stesso congresso, ha sottolineato con grande pathos l’eredità di Granelli in una politica che ha smarrito il senso del servizio, dell’impegno, dello studio e della coerenza di testimonianza e di vita.
Virginio Rognoni ha delineato quali potranno essere gli impegni futuri ,se non vogliono essere solo testimonianza, dei cattolici in politica prendendo ad esempio il percorso di Granelli sia nel partito, nella Base e nelle Istituzioni.
Piero Bassetti in chiusura ha fatto presente che Luigi ha avuto il coraggio di essere spesso controcorrente, isolato ,quasi un perdente agli occhi della maggioranza del partito per portare avanti le proprie idee .

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 PROGRAMMA

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BASSETTI

BODINI

BORGHETTI

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CAPUTO

CARTOTTO

CHIAPPA

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FOSSATI

GATTI

LA PIRA

NUOVA SEDE

MAININI

MAURI BREVE STORIA

MAURI MESSAGGI IN BOTTIGLIA

STINA

20° anniversario della morte di Luigi Granelli

Nel 20° anniversario della morte di Luigi Granelli il Centro Studi Marcora organizza un convegno di commemorazione che ne renda viva la testimonianza riproponendo l’attualità dei suoi valori.

I cattolici democratici oggi nell’eredità di luigi Granelli

Milano        Sabato 30 novembre 2019 ore 10,00

                 Comune di Milano , Palazzo Marino - Sala dell’Orologio

Ore 10,00        Saluti dell’Amministrazione Comunale di Milano
                      Introduzione : Gianni Mainini
Ore 10,15        Chiara Mattesini : Granelli da consigliere comunale all’impegno politico nazionale
Ore 10 ,30      Anna Scavuzzo vicesindaco di Milano : i giovani cattolici democratici nelle Istituzioni
Ore 11, 00      Filippo Coppola ,neolaureato con una tesi su “ La corrente di Base nel Milanese”

                      Luigi Granelli :la voce

Ore 11,30        Proiezione filmato:” L’ultimo discorso “ a cura di Francesco e Giacomo Gatti
Ore 12, 00       Pierluigi Castagnetti : il cattolicesimo democratico nella prospettiva odierna come eredità
                      sempre attuale di Granelli
Ore 12,30        Virginio Rognoni : Granelli ,i cattolici democratici tra passato e futuro

Salvatore Franconieri

Carissimi,

una notizia triste per il nostro mondo democristiano basista e non solo.

E mancato settimana scorsa Salvatore Franconieri: i funerali si sono svolti martedi 8 ultimo ,in forma riservata per volere dei famigliari.

Salvatore Franconieri, classe 1938, di Roccella Jonica, è stato uno dei giovani più attivi nel periodo di grande espansione della Base tra gli anni ’60-80 e portatore assieme all’amico (quasi paterno,di dieci anni più vecchio ) Franco Verga delle istanze del mondo meridionale approdato a Milano durante la fase tumultuoso di sviluppo degli anni 60 ( un altro esponente di questa realtà è stato anche Antonio Josa anch’egli scomparso recentemente a fine Agosto e non possiamo dimenticare Antonio Velluto mancato ormai da anni).Dipendente dell’ IACP ,Istituto autonomo delle Case Popolari, aveva un piccola passione parallela di vendita di vini calabresi,che poi amplierà dopo il pensionamento .

Salvatore,di carattere espansivo ,gioviale, e grande umanità , si è impegnato da subito nel partito, accostandosi al giovanile, ma la sua militanza datava già da via Clerici. In via Nirone era una presenza costante e grazie al mondo di relazioni intessuto e alla grande disponibilità viene eletto in consiglio comunale a Milano nelle elezioni del giugno ’75(sindaco Aniasi) e riconfermato nelle successive elezioni del giugno ’80(sindaco Tonioli) .La pattuglia basista in consiglio era arricchita da Borruso, vicesindaco, Velluto e Venegoni.

 

Democristiano sempre ,basista convinto, ma un po’ autonomo ,soprattutto nelle campagne elettorali, dove la sua potenza di fuoco si basava sull’impegno delle sorelle ,non mancava mai alle riunioni di via Mercato.

Anche dopo la chiusura dell’esperienza amministrativa la politica gli è sempre rimasta nel sangue essendo poi diventato coordinatore del Movimento Anziani DC .

Nel 2006 fu candidato nella lista DC PSI in consiglio comunale.

Lo ricordo anche nella prima giunta Marcora ad Inveruno (1970-75) quale animatore di “ Settembre Inverunese” voluto da Albertino e che ce lo aveva fatto apprezzare ancor più per la sua vivacità e la sua esuberanza (nonché la conoscenza del mondo dell’intrattenimento che ruotava attorno al partito).

Un altro amico che ci lascia ,un altro pezzo della nostra storia che ci manca.

 

Gianni Mainini

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8 MAGGIO 2019: 20° ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA DI LUIGI GRANELLI

Agli amici basisti del Centro Studi

 

Grande giornata ieri all’istituto Sturzo di Roma per commemorare il ventesimo anniversario della scomparsa di Luigi Granelli alla presenza del Capo dello Stato Mattarella numerosi politici e amici. Ha concluso Pier Luigi Castagnetti. La famiglia ha promosso la pubblicazione di una monografia su alcuni degli scritti più interessanti di Luigi. Un doveroso omaggio ad un grande amico ,un maestro politico, l’animatore e cofondatore della Base. Prima della fine anno lo ricorderemo anche a Milano.

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Potete ascoltare l'intervento integrale cliccando qui:


https://www.radioradicale.it/scheda/572979

 

Potete vedere il video cliccando qui o visitando la nostra mediateca:

 

https://www.youtube.com/watch?v=NvKj-iDupLw&feature=youtu.be

Sabato 24 novembre convegno Giovanni Marcora visto da Washington

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Sede CISL Metropolitana – Sala Grandi - Via Tadino 23 , 20124 MILANO

CONVEGNO PRESENTAZIONE DEL LIBRO :

GIOVANNI MARCORA VISTO DA WASHINGTON


Presiede : Virginio Rognoni


Ore 10,00 INTRODUZIONE

Gianni Mainini
Presidente Centro Studi Giovanni Marcora Inveruno

Ore 10,15 PRESENTAZIONE

Gianni Borsa
Storico e giornalista ,direttore scientifico del Centro Studi

Ore 10,45 RELAZIONE DELL’AUTORE

Emanuele Bernardi
Ricercatore dipartimento di Storia Università La Sapienza Roma

Ore 11, 15 TESTIMONIANZE

Gianni Cervetti
Già parlamentare e dirigente PCI

Roberto Mazzotta
Già parlamentare e dirigente DC

Ore 12,00 CONTRIBUTI

Marco Goria
Presidente Fondazione Goria Asti

Ore 12,30 CONCLUSIONI

Piero Bassetti



Cerimonia di canonizzazione di Papa Montini

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Con Paolo VI negli anni 70. Foto tratta da "Un libro di ricordi" di Luigi Granelli.

 

Cari amici,

nel prossimo ottobre avverrà la cerimonia di canonizzazione di Papa Montini.

Come sapete, da arcivescovo di Milano dal 1954 al 1963, Montini ebbe relazioni con la Base ed i suoi personaggi non facili e non semplici.Uno squarcio della situazioni e della sovrastante cornice politica ci viene fornita con magistrale capacità da Mario Mauri, che ha vissuto quei tempi.

A meglio intendere l'atmosfera dell'epoca, vi invito a leggere un articolo del Corriere della Sera del 23 settembre 2004 (lettera di Montini a mons Dell’Acqua).

Nel ringraziare Mario pubblicamente per il suo interessante contributo, vi invito a leggerlo.

 

Mario Mauri su canonizzazione Montini

La canonizzazione di Giovanni Battista Montini suscita particolari emozioni in coloro che a metà degli anni cinquanta del secolo scorso vissero l'episcopato ambrosiano del futuro Paolo VI (chiamato a succedere, nel 1954, al cardinale Schuster) con molta ammirazione per il complesso della sua azione pastorale, ma anche con qualche difficoltà di comunicazione e comprensione su temi dell' attualità politica del tempo.

Quelli che si riconoscevano nella sinistra cattolico democratica ammirarono molto i primi gesti del nuovo successore di Sant'Ambrogio, la finezza e la modernità culturale dei suoi messaggi e della sue omelie e parteciparono con entusiasmo a quello storico avvenimento che fu la Missione di Milano. Di quella iniziativa pastorale si ricordano in particolare le aperture delle Chiese e dei luoghi di lavoro nella pausa meridiana a intensi momenti di riflessione a cui parteciparono migliaia di milanesi a cui parlarono lo stesso mons. Montini e tra gli altri don Mazzolari, padre Turoldo, Lazzati: sembrò in qualche modo materializzarsi la definizione (allora frequente nella comunicazione giornalistica) di Montini "arcivescovo dei lavoratori".

Nella DC molti evocavano la cultura familiare del presule, figlio e fratello di parlamentari del partito di ispirazione cristiana e quindi una naturale propensione a valutare anche in chiave politica relazioni di carattere sociale e problemi di qualificazione ideologica e culturale. Tutti sapevano della alternativa in Vaticano, rappresentata da Montini, rispetto a personalità definite conservatrici come i cardinali Ottaviani e Pizzardo e molto si disse del favore con cui l'arcivescovo di Milano guardava al conferimento di una laurea honoris causa a
Jacques Maritain, maitre à penser della sinistra cattolico democratica, da parte dell' Università Cattolica.

Il progetto di questo riconoscimento fu bloccato da un intervento romano, appunto. L’arcivescovo contrastò di lì a qualche anno il disegno di una alleanza politica tra democratici cristiani e socialisti e fu quello il momento di difficoltà nei rapporti tra quella parte della DC più orientata a sinistra, rappresentata in particolare dalla corrente di Base, e gli orientamenti manifestati da mons. Montini. Di tale dissenso
scrissero il successore dell'arcivescovo, il cardinale Colombo e importanti studiose come Maria Chiara Mattesini e Eliana Versace, ma la stessa sostanza delle cose dette e scritte allora dal presule e i comportamenti e i giudizi in seguito assunti da Paolo VI dimostrarono che il dissenso non era sulle strategie di rinnovamento a cui i cattolici democratici erano chiamati ma sulle scelte politiche particolari e sui tempi
in cui compierle.

Furono certo momenti difficili per molti di noi: le critiche alle nostre scelte venivano da una fonte di grande autorevolezza e furono strumentalizzate anche in sede elettorale per quanto riguardava il voto dei cattolici. Ma in definitiva l' arcivescovo della missione di Milano diventò il Papa della Populorum Progressio che riconosceva il diritto di ribellarsi ai regimi contrari alle speranze di progresso sociale e di libertà. Questa parte del magistero di Papa Montini fu al centro di critiche della parte conservatrice della gerarchia ecclesiale quando Camillo Torres, antesignano della teologia della liberazione, andò a morire in Bolivia ribellandosi a un regime politico oppressivo.

Questo ricordo ci è caro e commovente nel momento in cui partecipiamo alla festa della Chiesa per il nuovo Santo.

 

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