Centro Studi Marcora

Emilio Ardo

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Carissimi

Mi dispiace interrompere la speranza di un nuovo anno più sereno di quello trascorso con la notizia della scomparsa proprio all’affacciarsi del 2021 dall’amico Emilio Ardo.

Nato a Legnano il 23 marzo 1944 , Emilio aveva la politica nel sangue. Ha sempre operato con grande alacrità sia nel locale che in tutta la zona nelle file della DC e della Base.

Aderì prontamente alla Base nel periodo ‘ 60-70 dopo aver partecipato ad un convegno di gruppo a Boario insieme a molti giovani emergenti nel periodo ’60 -70 ,quale Patrizia Toia, Mariella Marazzini, Maria Rosaria Rotondi.

Infatti è stato segretario di sezione ,segretario di zona di Legnano, consigliere comunale ed assessore ai Lavori Pubblici nella giunta Potestio.

Tra i promotori del Centro Studi Puecher fondato a Legnano nel 1973 con presidente Pietro Sasinini ex partigiano amico di Marcora per vent’anni punto di riferimento dei cattolici democratici dell ‘Alto Milanese.

Sulla vicende e gli uomini della DC e la Base della zona di Legnano aveva scritto un esauriente memoria pubblicata nel libro La Base nel Milanese.

Personaggio pubblico, è stato anche gran priore della contrada San Magno con cui vinse il Palio per tre edizioni consecutive.

Professionalmente operante nel settore del credito, era stato direttore di varie filiali bancarie di zona (salvo una parentesi nel Trentino) ed aveva terminato la carriera come direttore della BCC di Busto Garolfo e Buguggiate.

Da pensionato amava soggiornare nella casa vicino a Ravenna dove si era anche creato delle nuove amicizie

 

 

Lo ricordo immancabile colla sua testa precocemente grigia ma ben curata , col suo fare amichevole ed il vocione suadente quanto critico alle riunioni del sabato pomeriggio in via Mercato e nelle varie celebrazioni basiste e marcoriane.

Caro Emilio un caro addio.

Lidia Menapace ricordata da Margherita Zucchi

7.12.2020. Lidia Menapace è morta…. Rosso Malpelo e le novelle di Giovanni Verga, anno accademico 1966/67, noi studentesse in Università Cattolica a Milano portavamo il grembiule nero e la nostra professoressa di lingua italiana ci spiegava l’uso del linguaggio nel verismo, gli elementi di rottura con le correnti letterarie precedenti... Erano così belle le sue lezioni, che si poteva lasciare a terra il peso dello studio e librarsi con le ali del puro piacere dell’ascolto e della lettura, attraverso una chiave d’accesso di rara evidenza e spirito critico.


“Una donna minuta, ironica per vocazione e anticonformista nel profondo, nella vita pubblica e in quella privata, nelle idee e nello stile di vita. Una femminista che amava il movimento delle donne, cocciutamente intransigente nell’uso del linguaggio, capace di spiegare con semplicità e grande cultura quanto danno potesse fare l’uso sbagliato delle parole, specialmente nelle questioni di genere.” (da Il Manifesto del 03.12.2020) All’ Università c’era sempre una gran folla alle sue lezioni tenute nell’aula ad emiciclo, tra le più spaziose della Cattolica: erano lezioni interessanti, avvincenti, chiare e dirette, potremmo dire: senza peli sulla lingua! Stava maturando la rivolta studentesca della primavera del ’68 e lei ne fu protagonista insieme con gli studenti…. Non dimentichiamo che in Italia il vero atto di nascita del movimento di protesta avvenne a Milano il 17 novembre 1967 nell’ateneo fondato da padre Gemelli: un’occupazione senza precedenti, dopo la quale fu espulso Mario Capanna quale organizzatore.
Ai tempi dell’Università non si studiava la Resistenza, per lo meno non era nel piano di studi, qualche rara tesi di laurea con il prof. Gianfranco Bianchi, solo ne sentivo vagamente dire qualcosa in casa, si parlava soprattutto della guerra, del terrore… mia madre era stata messa al muro dai tedeschi durante un rastrellamento… terrorizzata dagli spari, non sopportava più neppure i tuoni dei temporali: - Speriamo che voi giovani non dobbiate mai vedere la guerra, mai vivere nel terrore! - e questa era la conclusione: -
Parliamo d’altro!-, solo che i miei nonni nel 1941 avevano dovuto lasciare precipitosamente l’Algeria perché, in quanto Italiani, erano considerati nemici della Francia, avendo l’Italia fascista dichiarato guerra alla Francia. E in terra d’Africa avevano abbandonato ciò che si erano guadagnati da emigranti, col sudore della fronte… difficile per loro parlare d’altro.
Lei invece, Lidia Brisca, la guerra l’aveva fatta davvero, giovanissima, e ne era stata talmente segnata che, quando a 90 anni veniva intervistata e le chiedevano quale definizione avrebbe dato di sé stessa, rispondeva: - Partigiana! -.
Sì, era la staffetta “Bruna” della formazione Remo Rabellotti di Novara, parte del Raggruppamento Divisioni Patrioti Alfredo Di Dio, e si muoveva tra la città natale e la Val d’Ossola; era giovanissima e si distingueva per la sua attività instancabile, in anni vissuti sotto i bombardamenti, aveva accettato di fare la staffetta in bicicletta pur con il terrore di poter incontrare i nazisti o i fascisti lungo la strada. I messaggi viaggiavano sulle sue gambe e nella sua testa: niente messaggi scritti, tutto doveva essere memorizzato e trasmesso a
voce per evitare che durante i controlli ai posti di blocco venisse scoperta.
“Don Gek [Don Girolamo Giacomini] seguiva quello che facevo, spesso forse non condividendo le mie scelte, ma senza pregiudizi. Proprio la profondità delle sue convinzioni gli consentiva una estrema libertà di approccio con le persone.
È importante riuscire a fare memoria di persone come don Giacomini. Abbiamo paura della perdita della memoria sul piano personale, molto meno sul piano collettivo. Non ci si preoccupa se un popolo perde la memoria, se non è più in grado di rifarsi ad esperienze passate per poter affrontare il presente e progettare il futuro (scuole, partiti e chiese sono diventati muti). Si vive in una eterna infanzia, senza mai pervenire all'età adulta... Quando don Gek accettò di farmi entrare in contatto con la resistenza organizzata, dichiarai che non avrei portato armi (la resistenza è stata un movimento armato non militare, e c'era grande libertà anche nel fare obiezione di coscienza all'uso delle armi). Ero favorevole ai sabotaggi e allora trasportavo l'esplosivo, ero favorevole alla formazione di una coscienza antifascista e allora distribuivo la stampa clandestina...” (dalla relazione di Lidia Menapace Verbania Pallanza, 17 aprile 1999, in “Leggere la  Resistenza, dalle formazioni autonome alla cittadinanza consapevole”, di prossima pubblicazione info@museopartigiano.it ).
Nonostante l’obiezione di coscienza all’uso delle armi, Lidia venne congedata come sottotenente con il riconoscimento di “partigiano combattente”, al maschile ovviamente, da qui il suo rifiuto e il suo antimilitarismo, pur essendo la prima a sostenere che le donne nella Resistenza non furono solo staffette come lei, rimasta “partigiana” per tutta la vita. Con quel titolo rifiutò anche il compenso monetario: "non ho fatto la guerra come militare e ciò che ho fatto non è monetizzabile". Tuttavia “Se non ci fossero state le donne non ci sarebbe stata la Resistenza, punto e basta”, ricordava Lidia Menapace nel capitolo dedicato a lei del libro di Gad Lerner e Laura Gnocchi “Noi partigiani”
(Feltrinelli2020).
Si laureò all’Università Cattolica del Sacro Cuore a 21 anni con il massimo dei voti e dopo la guerra si impegnò nella FUCI. Nel 1964, candidata con la DC, venne eletta prima donna nel Consiglio Provinciale di Bolzano, dove si era trasferita dopo il matrimonio con il medico trentino Nene Menapace (morto nel 2004),diventando assessora effettiva per affari sociali e sanità. Nei primi anni Sessanta divenne docente di Lingua italiana e metodica degli studi letterari all’Università Cattolica: l’incarico non le venne rinnovato nel 1968 a causa della pubblicazione del documento “Per una scelta marxista”. Dopo l’uscita in quello stesso anno dalla Dc, Menapace si avvicinò al Partito Comunista Italiano. Nel 1969 fu tra i fondatori del primo nucleo del manifesto, sul quale avrebbe scritto fino alla metà degli anni Ottanta. Nel 1973 fu tra le promotrici del movimento Cristiani per il Socialismo. Dal 2006 al 2008 fu senatrice di Rifondazione comunista.
«Scompare con Lidia Brisca Menapace una figura particolarmente intensa di intellettuale e dirigente politica espressione del dibattito autentico che ha attraversato il Novecento.
Staffetta partigiana in Val d’Ossola, brillante laureata presso l’Università Cattolica di Milano, dove sarà lettore di lingua italiana, dirigente della Democrazia Cristiana e vice presidente della Provincia di Bolzano, animatrice del movimento delle donne, tra i fondatori del Manifesto e, infine, senatore per Rifondazione comunista nella XV legislatura repubblicana, Lidia Menapace è stata fortemente impegnata sui temi della pace, con la Convenzione permanente delle donne contro tutte le guerre.
I valori che ha coltivato e ricercato nella sua vita – antifascismo, libertà, democrazia, pace, uguaglianza –
sono quelli fatti propri dalla Costituzione italiana e costituiscono un insegnamento per le giovani generazioni». (Sergio Mattarella Presidente della Repubblica).
“Dobbiamo uscire da questo virus e fare ripartire la politica”, aveva detto in un’intervista a Repubblica alla vigilia del 25 aprile. “Immagino a gruppi di persone che pensino a cambiare le cose dentro un grande movimento di cambiamento. Una vita politica in cui ciascuno vede cose che non funzionano e si impegni per trasformarle, in cui le cose sbagliate siano raddrizzate. Non però creando frammentazioni e tanti piccoli
partiti. Direi: dopo l'epidemia, ricominciamo dalla politica”. Io aggiungerei la politica quella vera, capace di distaccarsi dai battibecchi elettorali e di affrontare i problemi, alcuni dei quali non ancora risolti dopo 75 anni dalla Liberazione nazionale. Senza dimenticare che per perdere la guerra vincendola, fu necessario percorrere una via unitaria di condivisione, senza rinunciare al “dibattito autentico” , ma con la volontà comune di arrivare alla sintesi che è la Costituzione italiana.


MARGHERITA ZUCCHI
per il RAGGRUPPAMENTO DIVISIONI PATRIOTI “ALFREDO DI DIO” BUSTO ARSIZIO
con sezione MUSEO DELLA RESISTENZA “ALFREDO DI DIO” ORNAVASSO

VIRGINIO ALBE'

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Li chiamavano ‘comunistelli di sacrestia’. Erano giovani democristiani della corrente
più a sinistra della Democrazia Cristiana, ‘La Base’, e il loro referente sul territorio
era il senatore Giovanni Marcora. Virginio Albè, classe 1929, scomparso il 26
settembre era un basista ed è stato per tanti anni segretario della Sezione Bollini
della Dc di Legnano.

I funerali si sono svolti nella chiesa dei Santi Martiri il 29
settembre.

Albè, oltre all’impegno nella Dc, ed esponente di rilievo della Base
legnanese, era stato a lungo nel Comitato Comunale dello “scudocrociato” e
componente del CdA di Amga per 5 anni dal 1975 all'80.

Gianni Mainini

Arrigoni

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la serie dei ”commiati” continua .Ci ha lasciato mercoledi 24 giugno dopo una sofferta malattia anche Vittorio Arrigoni ,classe 1943, basista, storico esponente della Democrazia Cristiana prima, del Partito popolare e del Partito democratico poi. Più volte assessore comunale a Vimercate, ex consigliere provinciale di Milano. Promotore del sistema bibliotecario del Vimercatese ,che sul suo modello hanno poi adottato quasi tutte le biblioteche milanesi. Aveva fatto politica fin da giovanissimo :me lo rivedo alle riunioni di via Mercato, ai convegni della Base e della DC , alle celebrazioni a Vimercate delle varie ricorrenze in memoria di Marcora e Granelli. Un altro amico che ci mancherà a lungo.

Gianni Mainini

 

Lo ricorda cosi Enrico Farinone:

Un altro grande amico ci ha lasciati. Un altro grande amico mi ha lasciato. Un amico, per me, che è sempre rimasto tale: nei momenti più lieti e in quelli più difficili.

Vittorio Arrigoni non era solo un eccellente amministratore innamorato della sua città, di Vimercate e di Velasca, non è stato solo un consigliere provinciale; egli è stato soprattutto una persona gentile, garbata, intelligente alla quale interessava il bene della cosa pubblica e pensava si potesse conseguire attraverso un uso competente e appassionato della Politica.

 

Lui e Osvaldo Ornaghi sono stati per me il punto di riferimento a Vimercate e zona da sempre, ben prima che andassi ad abitare nella vicina Arcore. Avevamo la stessa scuola politica, una grande scuola politica, quella della corrente DC della Sinistra di Base che proprio a Vimercate eleggeva i senatori Marcora e poi Granelli, uomini che hanno onorato la Politica e il Parlamento in maniera straordinaria. Non ci risultava dunque difficile avere uno sguardo comune sulle vicende della politica, locali e nazionali.

 

L'ultima volta che ho incontrato Vittorio, prima del lockdown, pochi giorni prima di Natale a casa sua abbiamo fatto una bella e lunga chiacchierata. Interessante e amicale, come sempre. La porterò sempre nel mio cuore.

Caro Vittorio, non ti dimenticherò. E grazie per l'amicizia e l'aiuto che mai mi hai fatto mancare. Riposa, Vittorio, nella pace del Signore.

 

LIVIO TAMBERI

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Livio Tamberi , classe 1939, toscano di Pontedera ,laureatosi in Economia alla Bocconi, iscritto alla DC ,inizia a lavorare al comune di Nerviano e poi in Regione come dirigente Finlombarda e si occupa di energia.
Sposato, padre di quattro figli, respira politica fin da subito: la moglie è sorella della senatrice poi europarlamentare Paola Svevo.
Fervente basista partecipa alle riunioni di via Mercato e ai convegni del gruppo, con quel tocco un po’ polemico tipico dei toscani. Diventa segretario di zona di Rho e nel 1994 al congresso provinciale di Sesto S. Giovanni viene eletto segretario. Sarà l’ultimo segretario DC ed il primo segretario PPI milanese dal 1995.In questa veste organizza un traumatico trasloco dalla storica sede di Via Nirone ai nuovi più angusti uffici di Via Edolo (e l’odissea continuerà con l’ennesimo trasloco in via Leopardi e poi in piazza Luigi di Savoia).
Viene eletto nel 1995 presidente della provincia di Milano al comando di una coalizione di centro sinistra, fino al 1999, quando gli subentrerà Ombretta Colli.
Ha accompagnato l’esperienza del Premio Marcora con la presenza alle edizioni milanesi e soprattutto l’edizione svedese a Sundsvall del settembre 1998, organizzata insieme all’altro compianto amico Umberto Re, suo segretario in provincia.
Non molto entusiasta del passaggio dalla Margherita al PD, vi si era iscritto con un atteggiamento distaccato.
Ultimamente aveva avuto problemi si salute e subito interventi chirurgici, perdendo un po’ della sua verve venata da un velo di rassegnazione. Così si è spento silenziosamente tra l’8 e il 9 marzo 2020.
Ha servito le istituzioni e la politica con onestà, capacità e competenza e ha contribuito a far grande la storia della Base.

 

Iosa Antonio

undefinedCaro Antonio,

ti ricordo sempre con affetto, per la storia comune che ci ha legato a esperienze indimenticabili come quelle con Marcora, Granelli, Calcaterra e tutta la Base, nonché per la tua testimonianza di vero resistente di fronte al vile agguato delle brigate rosse e sorattutto peril grande impegno culturale e sociale che hai profuso in zone difficile con centro Perini.

Ricordo ancora il tuo intervento al convegno di Belgirate del settembre 2013 in occasione della celegrazione del 60° della fondazione della Base.
Con te se ne va un pezzo importante della nostra storia e non finiremo di rimpiangerti e ricordarti.


Gianni Mainini

Presidente Centro Studi Marcora

Giuseppina Marcora ci ha lasciato

Salutiamo Giuseppina Marcora che ci ha lasciato domenica.
Aveva compiuto i 100 anni lo scorso 23 febbraio e in autunno il Comune di Legnano dove risiedeva gli aveva conferito un riconoscimento per il coraggio e l'altruismo durante la lotta partigiana.
Nata a Inveruno nel 1920, come molti ragazzi della sua epoca, cominciò prestissimo a lavorare in una azienda del capoluogo lombardo. Con l’ascesa del regime fascista sentì il dovere e la necessità di reagire attivamente, forte di quei
valori di Libertà e Democrazia che la sua famiglia le aveva trasmesso. L’aria che si respira in casa è quella della libertà, contraria alla oppressione del regime. Anche perché il fratello Giovanni(Albertino) è uno dei primi giovani della schiera di Don Albeni , coadiutore a Cuggiono, che spinge a scegliere la montagna per opporsi al fascismo.
A mezzo del fratello e nell’ambiente resistenziale incontra molti partigiani: Bruno Bossi, Gianangelo Mauri ,Peppino Miriani,Angelo e Pinetto Spezia . E più avanti, quando nel dicembre 44 viene costituto il Raggruppamento Di Dio, il futuro comandante Rino Pachetti. Oltre che con Don Albeni è in contatto con Don Piero Bonfanti,coadiutore ad Inveruno.

Marcora andrà in montagna all’inizio in Val Grande, su indicazione di Nino Chiovini, valligiano che risiedeva a Cuggiono,e da lì in Val Toce e nell’Ossola. Diventerà vice di Eugenio Cefis(Alberto) e costituirà il Raggruppamento Divisioni Patrioti Alfredo Di Dio ; politicamente sarà leader della DC e della Base,ministro e sindaco .
Giuseppina assieme ad Antonietta Chiovini (sorella di Nino) diviene subito un suo sostegno, importante legame con la Resistenza al monte

Non esita, nonostante la giovane età, a mettere in pericolo ripetutamente la sua vita per portare informazioni, giornali, dispacci, armi e viveri.
Numerosi sono gli episodi da lei più volte narrati, in cui fu fermata e riuscì solo per poco a evitare il peggio.
Ha ricevuto – per la sua attività di partigiana – significativi riconoscimenti: la qualifica di “partigiano combattente” da parte dell’Esercito Italiano, la medaglia d’argento da parte
della Federazione Italiana Volontari della Libertà (2012), il certificato di patriota del Comandante Supremo Alleato maresciallo Alexander, riconoscimenti da parte del Servizio Informazioni Militari Nord Italia e dell’Esercito americano.
Come altre donne ebbe nella lotta di Liberazione un ruolo fondamentale, che è sempre doveroso ricordare con riconoscenza.
Per questi meriti il Comune di Inveruno ed il Centro Studi Marcora gli avevano riconosciuto fin dal 1995 una importante benemerenza civica.
Insieme al fratello Albertino è sempre stata iscritta al Raggruppamento Divisioni Patrioti Alfredo Di Dio ed anche all'ANPI di Legnano.
Concludiamo citando un ammonimento che spesso Giuseppina ha voluto rivolgere ai giovani ai quali ha portato la sua testimonianza, ma che tutti noi dovremmo sempre tenere
presente:
"Ci siamo impegnati e abbiamo rischiato molto, perché l’Italia fosse un Paese libero. Le giovani generazioni ricordino".

Ricordiamola nelle nostre preghiere e conserviamo la ricchezza dei suoi insegnamenti insieme all’affetto e alla memoria.

 

Gianni Mainini

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Giorgio Ferrario

Carissimi

un altro amico ci ha lasciato lo scorso venerdì di Pasqua :Giorgio Ferrario.

Militante democristiano e basista fin dagli anni giovanili all’inizio degli anni ’60 è stato attivo nella sezione e nella zona di Rho (e mi viene in mente un ‘ altra bella figura scomparsa ,Roberto Pravettoni).

Di carattere gioviale ed espansivo lo ricordo negli anni 93-95 quando accettò di fare il presidente dell’associazione Rosabianca ,creata dopo il tracollo della DC nel passaggio da Via Edolo a Via Leopardi ,per intrattenere i rapporti esterni e fare da filtro verso le pretese dei terzi .

E’ stato lui a salvare il patrimonio documentale della DC provinciale dopo i vari trasferimenti di sede, ricoverando il materiale presso alcune stanze della Fondazione Perini tra Rho e la Poglianasca. Il poco che è rimasto è diventato parte del più vasto patrimonio del Centro Studi Marcora.

Lo incontravo tutti le estati a Bratto località turistica della bergamasca che lui frequentava , in occasione della messa in suffragio di Luigi Granelli ,qui sepolto.Una occasione per stare insieme con molti amici :Roberto Pravettoni,Pirola, Calcaterra, Tedeschi, Mauri; Ortolina ..

Ci mancherà il suo ottimismo, la sua serenità, la sua simpatia, la sua amicizia.

Gianni Mainini

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Perdita di un altro testimone della nostra storia: Livio Tamberi.

Cari amici

dobbiamo registrare la perdita di un altro testimone della nostra storia, Livio Tamberi.

Livio, classe 1939, è morte nella notte tra sabato e domenica all’età di 80 anni.

Toscano di Pontedera, laureatosi in Economia alla Bocconi, iscritto alla DC inizia a lavorare al comune di Nerviano e poi in Regione come dirigente Finlombarda e si occupa di energia.

Sposato, padre di quattro figli, respira politica fin da subito: la moglie è sorella della senatrice poi europarlamentare Paola Svevo.

Fervente basista partecipa alle riunioni di via Mercato e ai convegni del gruppo, con quel tocco un po’ polemico tipico dei toscani .Diventa segretario di zona di Rho e nel 1994 al congresso provinciale di Sesto S. Giovanni viene eletto segretario. Sarà l’ultimo segretario DC ed il primo segretario PPI milanese dal 1995.In questa veste organizza un traumatico trasloco dalla storica sede di Via Nirone ai nuovi più angusti uffici di Via Edolo ( e l’odissea continuerà con l’ennesimo trasloco in via Leopardi e poi in piazza Luigi di Savoia).

Viene eletto nel 1995 presidente della provincia di Milano al comando di una coalizione di centro sinistra, fino al 1999 ,quando gli subentrerà Ombretta Colli.

Ha accompagnato l’esperienza del Premio Marcora con la presenza alle edizioni milanesi e soprattutto lo ricordo nelle edizione svedese a Sundsvall del settembre 1998,organizzata insieme all’altro compianto amico Umberto Re, suo segretario in provincia(nelle foto mentre consegna i premi in settembre a Sundsvall ed in provincia a Milano nell’ottobre dello stesso anno).

Aveva aderito al PD ma con distacco.

Ultimamente aveva avuto problemi si salute e subito interventi ,perdendo un po’ della sua verve venata da un velo di rassegnazione.

Noi però lo ricordiamo come un amico che ha servito le istituzioni e la politica con onesta capacità e competenza e ha contribuito a far grande la storia della Base .

Addio Livio.

 

Gianni Mainini

 

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27/02/2020 è morto Giovanni Villa

Carissimi,
Ieri e morto un altro nostro amico della D.C. e della Base: Giovanni Villa.
Giovanni è stato un protagonista importante nella vita politica e sociale del suo paese, Agrate Brianza, del Vimercatese e della provincia di Milano .E’ stato per tanto tempo leader sindacale della CISL alla Star, Sindaco di Agrate dal 1975 al 1987; presidente della USSL di Vimercate.
Di assoluto rilievo è stato anche il suo ruolo nel campo dell’edilizia economico popolare.
E’ stato infatti membro del Consiglio direttivo del CIMEP ma, soprattutto, è stato presidente della cooperativa Achille Grandi che, grazie a lui, ha permesso a centinaia di famiglie di poter avere la casa a costi molto inferiori a quelli del mercato.
Uno di quei personaggi che facevano discendere dalle idee della Base una pratica politica concreta e popolare.
Ricordiamolo con affetto.
Gianni Mainini

Franconieri

Carissimi,

una notizia triste per il nostro mondo democristiano basista e non solo.

E mancato settimana scorsa Salvatore Franconieri: i funerali si sono svolti martedi 8 ultimo ,in forma riservata per volere dei famigliari.

Salvatore Franconieri, classe 1938, di Roccella Jonica, è stato uno dei giovani più attivi nel periodo di grande espansione della Base tra gli anni ’60-80 e portatore assieme all’amico (quasi paterno,di dieci anni più vecchio ) Franco Verga delle istanze del mondo meridionale approdato a Milano durante la fase tumultuoso di sviluppo degli anni 60 ( un altro esponente di questa realtà è stato anche Antonio Josa anch’egli scomparso recentemente a fine Agosto e non possiamo dimenticare Antonio Velluto mancato ormai da anni).Dipendente dell’ IACP ,Istituto autonomo delle Case Popolari, aveva un piccola passione parallela di vendita di vini calabresi,che poi amplierà dopo il pensionamento .

Salvatore,di carattere espansivo ,gioviale, e grande umanità , si è impegnato da subito nel partito, accostandosi al giovanile, ma la sua militanza datava già da via Clerici. In via Nirone era una presenza costante e grazie al mondo di relazioni intessuto e alla grande disponibilità viene eletto in consiglio comunale a Milano nelle elezioni del giugno ’75(sindaco Aniasi) e riconfermato nelle successive elezioni del giugno ’80(sindaco Tonioli) .La pattuglia basista in consiglio era arricchita da Borruso, vicesindaco, Velluto e Venegoni.

 

Democristiano sempre ,basista convinto, ma un po’ autonomo ,soprattutto nelle campagne elettorali, dove la sua potenza di fuoco si basava sull’impegno delle sorelle ,non mancava mai alle riunioni di via Mercato.

Anche dopo la chiusura dell’esperienza amministrativa la politica gli è sempre rimasta nel sangue essendo poi diventato coordinatore del Movimento Anziani DC .

Nel 2006 fu candidato nella lista DC PSI in consiglio comunale.

Lo ricordo anche nella prima giunta Marcora ad Inveruno (1970-75) quale animatore di “ Settembre Inverunese” voluto da Albertino e che ce lo aveva fatto apprezzare ancor più per la sua vivacità e la sua esuberanza (nonché la conoscenza del mondo dell’intrattenimento che ruotava attorno al partito).

Un altro amico che ci lascia ,un altro pezzo della nostra storia che ci manca.

 

Gianni Mainini

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ADDIO AL COMPAGNO DI BANCO di MARIAPIA GARAVAGLIA

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Seduti in ordine alfabetico, nel secondo settore di destra, nella terza fila, io sul
corridoio e Giovanni Galloni alla mia destra. Per quattro legislature siamo stati
compagni di banco. Immaginarsi la mia emozione all’ inizio, perché era uno dei miei
‘maestri’, essendo stato tra i fondatori della Base, la corrente di sinistra della DC, il
cui il Capo, Giovanni Marcora, era stato il mio iniziatore alla politica, nonché Il
personaggio che mi ha sempre sostenuto e che ho avuto come modello.
La lunga vita di Giovanni Galloni è stata tutta connotata dalla tradizione e dalla
pratica del cattolicesimo democratico. La sua proverbiale lucidità, coniugata con la
competenza del giurista e l’attenzione all’interlocutore e alle sue ragioni, gli hanno
permesso di svolgere con esemplare serietà ed efficacia le diverse funzioni
pubbliche cui è stato chiamato.
Della Democrazia Cristiana fu dirigente di primo piano, appassionato e colto,
sempre propenso al dialogo e al confronto, coraggioso nelle idee e capace di
rischiare per esse. Ha servito con onore lo Stato da ministro della Pubblica
Istruzione e da vicepresidente del Csm.
Fu vicepresidente del partito e due volte vicesegretario, ed è stato direttore de Il
Popolo.
Alle appassionate discussioni politiche si accompagnavano scambi di idee un po’ su
tutto lo scibile. Vero professore, trasmetteva visione e passione civile. Prima che
approvassimo una improvvida legge che ha costretto i professori universitari a
mettersi in aspettativa, Giovanni portava in aula le tesi dei suoi studenti e nelle
interminabili attese di qualche voto dell’Assemblea le correggeva puntigliosamente
e me ne parlava. Sarebbero stati orgogliosi i suoi discepoli.
Soprattutto ho seguito la sua partecipe trepidazione alla preparazione al sacerdozio
del figlio Matteo e, in seguito, alla sua condivisione orgogliosa delle iniziative
pastorali e caritatevoli che don Matteo ha fondato e animato: è la Comunità Amore
e Libertà Onlus. Chiedeva aiuto e sostegno.
Giovanni Galloni può essere degnamente ricordato aiutando a suo nome la
Comunità. (www.amlib.org)

Autrice:Mariapia Garavaglia

http://www.mariapiagaravaglia.it/

In ricordo di Giovanni Galloni

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Nel giorno dell’antivigilia del 73° anniversario della Liberazione è’ mancato ieri Giovanni Galloni.
Siciliano di nascita, classe 1928, cresciuto a Bologna dove viene aderisce ai movimenti partigiani e col fermento ideale sedimentato nella Resistenza entra in politica con una fiera volontà di contribuire al rinnovamento del Paese.
Personaggio di spicco della Democrazia Cristiana, più volte ministro e vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura ,è stato tra i promotori della Base assieme a Marcora, Marchetti e Capuani.
Galloni fu avvicinato da Marcora e Capuani in quanto già esperto nel settore editoriale, avendo fondato i giornali Per l’azione ed Iniziativa Democratica perché desse il suo contributo alla importantissima urgenza di comunicare all’interno e all’esterno del partito le tematiche della Base (apertura a sinistra, neutralismo, laicità ).Nascono La Base e poi Prospettive: Galloni si occuperà soprattutto di politica estera. Porterà nel gruppo, assieme a Capuani, gli echi e l’esperienza del dossetismo .
Al Congresso di Napoli del 1954 entra in Consiglio Nazionale, con Chiarante e Grampa e Granelli .Da lì inizia il progressivo criticismo alla corrente fanfaniana di Iniziativa Democratica.
Assieme a tutti i personaggi di spicco era “controllato” dall’ambasciata romana e dal consolato milanese come risulta dagli archivi americani NARA (National Archives and Records Administration) per la paura che il progetto di apertura a sinistra si realizzasse.
Dagli stessi archivi emerge come la forza della Base non dipendesse dall’appoggio di Mattei ,bensì dalla novità ,dalla forza propulsiva e dalla importanza e dal consenso delle sue proposte.
Galloni è sempre stato un ortodosso all’interno della corrente, ma anche piuttosto indipendente. Intellettuale preparato e colto ,sempre rispettato e considerato anche fuori dal partito.
Presente spesso in occasione delle celebrazioni e degli anniversari della morte di Marcora, è stato il più lucido narratore dell’esperienza basista,con la sua capacità di affabulazione oratoria e la sua memoria.
Lo ricordo all’edizione 1988 del Premio Marcora, presente al Cinema Brera di Inveruno, assieme al Presidente Goria , ai ministri Granelli e Pandolfi . E poi da ministro della Pubblica Istruzione in visita a Inveruno.
In una foto d’archivio è ritratto con Marcora, De Mita ,Granelli e Bodrato.
Situazioni , personaggi ed esperienze esemplari ed irripetibili.

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