PROFILI

Tratto dal libro "La Base nel milanese" di Gianni Mainini.

Camillo Ferrari

Carlo Perini

Nel documentarmi sulle vicende della DC milanese mi sono imbattuto spesso in un personaggio, Carlo Perini, che mi ha incuriosito. Lo trovo anzitutto come primo segretario del Comitato Provvisorio Provinciale Milanese del partito, nel dicembre 1945. In quel congresso, svoltosi il 17 e 18 dicembre a Palazzo Clerici, presenti il vice segretario nazionale Attilio Piccioni ed il sottosegretario alla Pubblica Istruzione Achille Marazza, che eleggerà segretario Tommaso Zerbi, inizia la storia organizzata della DC milanese. Nella sua relazione Perini tratteggiò il lavoro svolto dal Comitato Provvisorio durante il periodo della sua segreteria. Lavoro difficile, perché fu anzitutto lavoro di organizzazione e di resistenza, che dimostrò la forza del partito e la nobiltà dei suoi intendimenti. Ricordò i martiri e i perseguitati nella loro fede democristiana, il loro esempio di uomini impegnati. Esortò l’assemblea a darsi una organizzazione provinciale basata sulle sezioni comunali e su un lavoro coordinato in grado di affrontare l’imminente periodo elettorale. La sua segreteria era durata pochi mesi, sia per le finalità del mandato provvisorio che per sopravvenuti motivi di salute. Ma chi era Carlo Perini?


Osservazioni sulle tesi congressuali per il congresso provinciale di Milano.

“La linea di Mazzotta e di coloro che seguono le sue tesi politiche è carente sotto diversi aspetti e presta il fianco a precise critiche. Non è anzitutto chiaro dove miri a sboccare come soluzione politica concreta. Una volta rifiutato il confronto col PCI – perché di questo si tratta quando si rifiuta la linea regionale e quando si mettono ricattatori altolà al governo Andreotti con furbesche intimidazioni (la linea del Piave) – le soluzioni possono essere due: il passaggio all’opposizione, naturalmente anche a livello governativo. Ora noi rifiutiamo di consegnare ai comunisti il governo del paese in questo momento, perché non ci danno garanzie sufficienti di democraticità. Perché le ripercussioni internazionali sarebbero catastrofiche per l’Italia. Perché non esiste nemmeno una maggioranza di sinistra nel paese e si farebbe spazio alla sinistra massimalista ed extraparlamentare che di fatto diventerebbe egemone dello schieramento di sinistra. Poiché la DC ha avuto nelle ultime elezioni riconfermata la maggioranza relativa abdicherebbe ad un suo preciso dovere ove non si assumesse la responsabilità di governare. Tra l’altro, anche in Regione, a differenza del Comune e della Provincia, la DC ha la maggioranza relativa.

Nato a Carpiano nel sud dell’hinterland milanese nel 1898, ultimo di tredici fratelli, militante fin da ragazzo nell’Azione Cattolica, combattente nella Grande Guerra dove riportò gravi ferite che gli costarono l’amputazione di una gamba, nel secondo conflitto mondiale fu attivo tra i partigiani e nel 1948 venne eletto a Palazzo Madama nel collegio di Rho della Democrazia Cristiana per la prima legislatura repubblicana (1948-1953). Autore di molti articoli politici, firmati con lo pseudonimo “cipi”, durante un discorso al Senato il 3 marzo 1952, fu colto da improvviso malore che gli costò la vita. Nello stesso periodo a Rho viene iniziata la Casa di Riposo, fortemente voluta tra gli altri da Giuseppe Restelli, che doveva essere dedicata ai caduti di tutte le guerre, resistenti, partigiani, combattenti. Alla notizia della morte del senatore, riflettendo sul suo legame costante col territorio, il 31 marzo 1952 il Comitato per l’erezione della casa fa presente la volontà di tenere viva la memoria di Carlo Perini uomo giusto, cattolico convinto, italiano che alla causa del suo paese ha dedicato ingegno, cuore, volontà e passione, intitolandogli l’iniziativa. Non sono ovviamente estranei alla scelta il rapporto di collaborazione, stima e affetto che intercorreva con Peppino Restelli. Dopo tre anni di lavoro, nel 1955 l’inaugurazione viene fatta da mons. Norberto Perini, fratello del senatore, arcivescovo di Fermo, già rettore dei collegi arcivescovili riuniti (Saronno, Desio, Tradate).

E quando il novantenne arcivescovo deve lasciare Fermo per una casa di riposo, come facilmente intuibile la scelta cade proprio sulla Casa Carlo Perini di Rho. Ma non fu la solo realtà intitolata al senatore democristiano. Tra le tante, il circolo Acli della parrocchia del Sacro Cuore di Gesù alla Cagnola di Milano dove egli risiedeva o quello della nativa Carpiano. Anche la sede della Azione Cattolica di Milano, in via S. Antonio 5, viene intitolata a suo nome. In seguito Antonio Iosa, quando nel 1962 fonda il suo circolo culturale alla periferia di Milano, fa presente al figlio don Pier Giorgio Perini, che naturalmente conviene, l’intenzione di intitolare l’iniziativa a nome del padre: nasce così il Circolo Culturale Carlo Perini di Quarto Oggiaro.