MATTEI COMMEMORATO DA MARCORA

Giovanni Marcora, allora Ministro dell'industria, celebrò il 27 ottobre 1992 il ventesimo anniversario della morte di Mattei a Roma, in Campidoglio, alla presenza del Capo dello Stato Sandro Pertini. Marcora, amico caro di Mattei, partigiano, politico di grande spessore, era già minato da un male incurabile che lo avrebbe portato alla morte nel dicembre successivo. Ero presente e ricordo la sofferenza con la quale pronunciò il discorso ufficiale e l'emozione che trasmise a tutti noi. Ne uscì prostrato a tal punto che rientrato in ufficio, mi dissero, fu costretto a cambiare la camicia completamente intrisa di sudore. Sono riuscito a trovare il documento attraverso l'archivio personale che i familiari hanno affidato all'Istituto Sturzo di Roma (ringrazio vivamente per questo la direttrice Flavia Nardelli Piccoli) e che viene conservato con il titolo Fondo Giovanni Marcora:

"(...) Signor Presidente, Onorevole Sindaco, Autorità, tocca a me la sorte di introdurre oggi vent'anni dopo la rievocazione di Enrico Mattei. Ne porto il peso e la commozione; insieme alla sensazione di una eccezionalità da rivivere. Tocca dunque a me, che bene lo conobbi, tentare la costruzione di una cornice, oltre le cronache. È difficile: come è difficile l'equilibrio del discorso su Mattei, vent'anni dopo. C'è il rischio di privilegiarlo o di isolarlo in quell'accezione di " Mattei Presidente" che ci darebbe spaccati impropri di una personalità che invece non li comprende; se solo fosse possibile un giudizio d'insieme lo tenterei muovendomi dall'idea di libertà e di emancipazione a cui egli si ispirò nella riflessione e nell'azione.

(...) Agiografia? Non so. Avvitamento nell'oleografia dei ricordi? No, nulla di questo. Solo il richiamo a quegli atti, così clamorosi e coinvolgenti, così rigidamente coerenti - che sono le sequenze dell'incredibile sua avventura. È stata ammirevole la sua persona? Non so: certamente è stata e è invidiabile.

(...) Il nostro generale sentire di oggi rifugge, lo sappiamo, dalle cadute declamatorie. Oggi non esprimiamo più profeti, non rinunciamo più a innalzamento di immagini. Oggi bruciamo anche gli stessi protagonisti. Mattei fa splendida eccezione. Il ricordo di lui é vivo in ciò che ha costruito, nelle plaghe di un mondo in attesa di riscatti e nelle occasioni di dialogo che ha proposto in Italia, in Africa, nel Medio oriente, in Russia, in Cina, in America Latina e altrove.

Per questo va oltre il suo tempo, incamminandosi con sicurezza lungo i sentieri inquieti del futuro. Le grandi rivoluzioni che, partendo dall'energia, hanno in seguito sconvolto il nostro paese, denunciano l'assenza di un Mattei. E’ il dubbio che avvolge tutti i protagonisti e i destinatari di una promessa. Forse, annotano in molti, Mattei capirebbe, affronterebbe il nuovo con il piglio nella perentorietà di un'altra proposta.

(...) Il mondo, come nelle tappe percorse in quei 16 anni di impegno imprenditoriale pubblico, ha bisogno di fervori innovativi. Mattei, nella sua vicenda, non s'imbatte in tranquilli stagni e in predisposti scenari. Di fronte a sé sfilavano problemi immensi e avversari interni e esterni.

(...) Questioni minori? Problemi non comparabili con la terribilità dell'oggi? Non lo credo. Forse é a quella vitalissima carica, a quella fiducia nell'uomo, a quella ricerca quotidiana del nuovo e del rischio, a quelle radici dell'immaginazione profetica che bisogna riandare con umiltà ma con tenacia.

(...) Ricordo le sue parole che mi sembrano significative. "Noi crediamo nell'avvenire del paese, abbiamo fede nelle sue possibilità di miglioramento, nelle sue capacità di sviluppo; sentiamo il dovere di lavorare, in tutta la misura delle nostre forze, per costruire giorno per giorno quell'edificio di libertà nel quale vogliamo vivere". Sono parole che racchiudono il senso della mobilitazione per la pace e per il lavoro in una dimensione che supera i confini, tutti i confini.

(„.) E in quelle che pronunziò, gridando la sua promessa per il Mezzogiorno, dalle piane della Sicilia poche ore prima di essere fatto a pezzi sulla terra lombarda di Bascapé di Pavia nella notte del 27 ottobre 1962. Ma è anche testamento di realizzazione di lavoro nel mondo. A tutti noi il dovere di ampliare e non disper-dere una eredità ricchissima. (...) Dinanzi alle sue spoglie ci fu un'orazione splendida: la pronunziò il sacerdote monsignor Milani: era l ’Eni, era l'intero Gruppo a averlo delegato a parlare. Le parole erano queste: "ha combattuto e è stato combattuto: ha resistito non per ambizione ma per amore ardente di questa sua creatura, fatta non solo di laboratori e macchine, ma soprattutto di uomini stretti in una grande famiglia. La nostra fede ci insegna che la morte non uccide Io spirito dei nostri cari ma che essi ci sono vicini".

(...) Mattei, oggi a vent'anni, lo sentiamo con noi: e lo porteremo con noi perché - ricordiamolo - egli morì anche per eccesso di solitudine e di persecuzione. Siamo con lui in quella splendida preghiera che gli amava e che riportava spesso e che cominciava così: "noi ribelli per amore".

Di Gino Martinoli aggiungo il testo di una intervista a Radio Rai Uno il 28 febbraio 1996. Il conduttore, il giornalista Raffaello Uboldi chiede: "Lei ha lavorato con Enrico Mattei all'Agip Nucleare: ci può dare un giudizio sul Mattei imprenditore.

Martinoli risponde:
Guardi: è vero o no che a partire dal 1955, tanto per dare una data, è cominciata l'emergenza dei popoli del Terzo Mondo? E' il fatto fondamentale della storia presente. E cosa significa questa emergenza? Significa dare ai popoli la possibilità politica ed economica perché divengano delle forze storiche nuove. Ebbene, Mattei capì questa cosa elementare e quindi capì che quando un'economia si sviluppa in quel senso, e anche una politica in quel senso, questo è il senso della storia. Io mi ricordo una cosa molto bella: era il 1° novembre del 1962: ero ad Algeri e lui era morto da poco( 5 giorni). E alcuni giovani per la strada ci fermarono e ci dissero: Vous, Vous etes italiens?' 'Qui' rispondemmo: `Mattei- la popolazione è semplice - il nous a aimées, il nous a aidées pour notre independence, il nous a données le petrole.'

Trattto da "QUANDO MATTEI ERA L’IMPRESA ENERGETICA" Volume di Giuseppe Accorinti.