PROFILI

Tratto dal libro "La Base nel milanese" di Gianni Mainini.

Felice Calcaterra

Felice Calcaterra

Nel completamento di questa pubblicazione, il 9 gennaio 2015, Felice Calcaterra è venuto a mancare. Lo ricordano con affetto l’amico di sempre Mario Mauri e Gianni Mainini.
Cari amici del Circolo Marcora, È naturalmente di Felice Calcaterra che vogliamo scrivere oggi, dopo che lo abbiamo salutato nei funerali in cui si è materializzata la sua straordinaria popolarità legata alla ampiezza dei suoi rapporti di amicizia non solo con coloro dei quali condivideva idee e partecipazione politica, ma con tutti quelli che si sono occupati di politica a Milano nella seconda metà del 1900. Il dolore per la sua scomparsa è attenuato dal conforto di sapere che oggi Felice, dopo le momentanee incertezze della sua memoria, è tornato a ricordarsi tutto della sua bella vita operosa e piena di affetti. È tornato a ricordare i prati, le campagne, le risaie della sua giovinezza, le scuole in cui ha studiato, gli incontri decisivi della sua vita in rapporto con la politica, le riunioni alla Base con Marcora, Granelli, Bruno Bossi, le interminabili giornate e nottate di convegni e congressi, le ansie e le emozioni delle campagne elettorali, le gioie e le sconfitte e poi le vacanze con la famiglia e gli amici, le cene, le gite le risate, il conforto che ha saputo dare con semplicità di gesti e di parole a chi ne aveva bisogno. È tornato a ricordare, credo, una quantità di belle storie e è dunque finalmente sereno e in pace. Era noto come grande organizzatore e davvero era efficiente, ma il ricordo che abbiamo di lui non è legato solo a fatti pratici, di efficienza, appunto: in politica l’organizzazione è fatta di compatibilità spesso complesse tra idee, ambizioni, qualità umane, competenze con una attenzione sempre viva al consenso che deve essere ampio e motivato: in questa realtà complessa si è mosso con umanità, grande buonsenso, capacità di discernimento quasi istintiva tra bene e male, giusto e sbagliato che gli abbiamo sempre riconosciuto e di cui tutti gli siamo grati. Ora, come dicono gli alpini dei commilitoni che concludono la loro esperienza su questa terra, ora è andato avanti. E mi piace pensare che lo abbia fatto con accortezza da organizzatore sapiente per preparare spazi e luoghi spirituali adeguati per la generazione destinata a raggiungerlo. Un saluto a tutti.


Il ricordo di Gianni Mainini

Classe 1929, da Cuggiono, secondo di tre fratelli, il maggiore Peppino poi emigrato in Messico, papà il famoso “Giuàn de la Cirenaica” (la cascina tra Cuggiono e Malvaglio rifugio gradito per viandanti, bergamini, partigiani...) frequenta il liceo al Collegio Cazzulani di Lodi (dove lo aveva preceduto in quarta elementare il fratello Carlo). Dirigente industriale, in seguito si laurea in farmacia. Incontra a metà degli anni ‘50 Albertino Marcora che cercava di acquistare dal conte Mapelli la cascina Santìn (dove i Calcaterra vivevano prima di passare alla Cirenaica).

Viene in contatto anche con Bruno Bossi, milanese deportato in Germania, e poi sfollato a Cuggiono, e con un altro cuggionese, Gianangelo Mauri, commilitone di Marcora a Cerveteri. Bossi diventerà il tesoriere fedele di Marcora e della Base mentre Mauri seguirà Marcora nella sua vicenda politica e ministeriale, da posizioni di collaborazione dietro le quinte.

Per Felice un incontro che determinerà la sua vita, perché nella DC e nella Base costruirà la sua storia come braccio operativo discreto, riservato, cordiale e apprezzato di Albertino, curatore puntuale degli interessi politici e organizzativi del leader.

Nella sede DC di Via Nirone conoscerà anche la sua futura moglie, Luisa Montresor. Segue Albertino alla segreteria provinciale di Milano: tiene tutta la registrazione dei contatti, l’indirizzario, i rapporti con le sezioni: in occasione delle elezioni, sia politiche che amministrative batte a tappeto una per una le sezioni, per organizzare incontri, concordare strategie, scegliere uomini etc. Conosce tutti gli iscritti ad uno ad uno, li apprezza e li stimola e ne è stimato. È la sua longa manus nel partito provinciale, che controlla organizzativamente. Spesso sottoscrittore di liste congressuali (nel 1976 firma una lista “Per una DC rinnovata che accetti il confronto politico nella garanzia delle libertà”). È per vari anni con la segreteria Marcora dirigente organizzativo provinciale.

I conteggi dei voti per ogni sezione ed ogni zona sono curati da lui: difficilmente sbaglia nel calcolo, che è alla base dell’efficienza organizzativa prima che politica della corrente, e serve per la gestione delle rappresentanza nei congressi e delle preferenze elettorali, sia a livello nazionale che provinciale e regionale. La DC ma anche la Base: da via S. Eufemia, a via Cosimo del Fante, a via Mercato, prezioso filtro e trait d’union tra il segretario provinciale, poi senatore e poi ministro Marcora. Dopo le subitanee esperienze de la Base (1953) e poi Prospettive (1954) che costarono al direttore Marchetti l’espulsione dal partito, dal primo numero, il 10 ottobre 1957, è direttore del quindicinale Stato Democratico (1957-1964), direzione che lascerà nel febbraio 1960 a Luigi Granelli.

Se c’è un tratto sicuramente saliente della sua personalità è la signorilità, la discrezione e la correttezza. Amichevole e non altezzoso, mai coinvolto in attività men che limpide, sempre pronto per un favore ad un amico, ha vissuto con leggiadria il suo ruolo prezioso e importante. Capace e indispensabile collaboratore, lontano dalla ricerca affannosa di posti di comando o di prestigio. Si interfaccia discretamente con tutte le personalità nazionali ed europee che incontra collaborando con Marcora. Non solo politici ma funzionari, manager pubblici, grand commis dello stato, e soprattutto una generazione di agricoltori, coltivatori diretti, imprenditori agricoli ed agroalimentari, commissari europei in visita in Italia con tappa obbligata all’azienda agricola di Bedonia. Basista e democristiano anche dopo la morte di Albertino, continua il sodalizio con Luigi Granelli. Insieme prolungano l’epopea della Base, tenendo vivi i rapporti con la periferia con le periodiche riunioni di via Mercato, con iscritti, amici, gruppi vari fino alla chiusura. Segue Luigi anche nella costituzione dei Popolari Intransigenti di cui è cofondatore.

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Una continuazione, un tentativo di perpetuare l’esperienza esaltante della Base. Assume diverse cariche istituzionali, tra cui la presidenza del Consorzio Risanamento idraulico del Magentino e poi del Consorzio Acqua Potabile (Milano, Pavia, Lodi). In entrambi i casi con una gestione improntata all’estremo equilibrio e correttezza. Molti hanno voluto vedere in lui il prolungamento ideale di Albertino. Dopo via Mercato e dopo la scomparsa di Luigi Granelli, continua con l’UPEL, di cui è stato per anni presidente, il raccordo con la base politica milanese e provinciale, anche con l’appoggio dell’amico Mario Mauri, di Adriana Granelli, Mariapia Garavaglia, Patrizia Toia. Fonda il circolo Marcora a Milano e ne è presidente.

Partecipa continuamente circondato da grande stima a tutte le manifestazioni del Premio Europeo Marcora e agli innumerevoli convegni e celebrazioni sulla Base e la Resistenza. Lo si vede in prima fila o spesso come relatore alla presentazione delle varie pubblicazioni di scritti su Marcora e Granelli, sia ad Inveruno, Milano, Busto, Vimercate, Belgirate; presiede alle celebrazioni del XX anniversario della morte di Marcora a Vimercate e del XXV all’Istituto Sturzo a Roma. Per tutti è rimasto il padre nobile della Base e della DC migliore. Democristiano, popolare e poi margheritino e PD è conosciuto da almeno due generazioni di democristiani ed anche da molti delle nuove leve di politici lombardi.