PROFILI

Tratto dal libro "La Base nel milanese" di Gianni Mainini.

Siro Brondoni

Siro Brondoni

Ultimamente ero in contatto frequente con lui e ci siamo sentiti perché doveva prepararmi una relazione sui primi anni della Base milanese per questo libro. Lo ricordo entusiasta dell’iniziativa e pronto a collaborare con spirito ancora giovanile e la solita facondia oratoria. Contento anche di mettere a disposizione il suo archivio e la sua esperienza, soprattutto quella di direttore del Popolo Lombardo, dal gennaio ‘64 per anni, con la documentazione necessaria. Gli amici del Circolo Albertino Marcora di Milano, con la penna di Mario Mauri, ne tracciano il profilo.

Nell’ultimo giorno dell’anno 2014 è morto improvvisamente uno di noi, Siro Brondoni, ottantacinquenne: era a Stradella dove lui, milanese di nascita, risiedeva prevalentemente nella casa di famiglia da quando era andato in pensione. Lo ricordiamo per la intelligenza vivace, la cultura multiforme, la capacità di comunicazione, elegante ed ecclettica, variante tra una certa ricercatezza oratoria e l’accattivante umorismo, la festosa cordialità con cui sottolineava il piacere di salutare gli amici, l’eccezionale passione per la raccolta di documenti e ricordi della sua vita, la puntigliosa accuratezza nel procedere anche nelle cose più semplici con un consumo di tempo che causava ritardi a cui rimediava con arrivi a passi brevi e rapidi e ammiccanti e sorridenti gesti di scusa.

Siro! Come eri simpatico! Necrologi e articoli di giornale hanno ricordato di lui il lavoro in RAI (fu dirigente e autore di programmi radiofonici nella sede di Milano), l’esperienza politico amministrativa alla Provincia di Milano (fu assessore alla cultura), ma c’è stato molto altro di cui molto tra noi del Circolo Marcora sono stati testimoni.

Era tra gli infaticabili che “giravano” la provincia, visitando le sezioni di tutti i paesi, portando il dibattito delle idee in ogni posto, partecipando al confronto aspro e articolato in quegli anni dentro al partito e fuori, nello scontro e nell’incontro con ideologie diverse. Era popolare e conosciuto e fu anche candidato al Parlamento. Si batté bene nella campagna elettorale e, in uno scrutinio controverso, risultò primo dei non eletti. Un risultato che né lui né i suoi amici accettarono mai fino in fondo. Ma non si perse d’animo e venne poi eletto nel Consiglio provinciale, diventò assessore alla cultura e allo sport; coltivò in quella veste un’altra passione, quella per le attività culturali: convegni, dibattiti, mostre di pittura furono i campi a cui si dedicò concretizzando il suo discorso politico e le sue idee.

A Stradella, dove, come si è detto, abitò prevalentemente da pensionato fu consigliere comunale presidente della biblioteca pubblica e di centri studi per i quali programmava, come mi diceva in interminabili telefonate, di far rivivere alcune delle esperienze a cui avevamo partecipato. Tra queste, di particolare importanza, le battaglie nel campo della politica universitaria che lo videro protagonista di primo piano come segretario nazionale dell’Intesa (l’organizzazione a cui facevano capo gli universitari cattolici) e dirigente dell’UNURI (l’unione nazionale degli universitari italiani).